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Non soltanto farmaci costosi o personale da una parte inadeguato numericamente, dall’altra parte molto costoso per le casse dei pugliesi. La cosiddetta “sanità passiva” rappresenta uno dei nodi più critici e dolorosi del sistema assistenziale regionale pugliese. Stiamo parlando di quel fenomeno per cui i cittadini, non trovando risposte adeguate o tempestive nel proprio territorio, sono costretti a rivolgersi a strutture sanitarie di altre regioni. Per la Puglia, i dati ufficiali del 2024 e le proiezioni per il 2025 delineano un quadro allarmante: la Regione spende complessivamente 345 milioni di euro per rimborsare le prestazioni erogate ai pugliesi altrove.
Di questa cifra, ben 246 milioni riguardano esclusivamente i ricoveri, che coinvolgono ogni anno circa 53.000 cittadini. Un dato ancora più significativo emerge dall’analisi delle destinazioni: il 64% di questi pazienti non sceglie grandi ospedali pubblici del Nord, ma si rivolge a cliniche private accreditate in Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, spesso per interventi di routine che dovrebbero essere garantiti agevolmente in loco. Solo per il settore dell’ortopedia, ad esempio, la Puglia “esporta” cure per un valore di 70 milioni di euro.
Il volto umano della crisi: il dramma delle famiglie
Dietro la fredda contabilità dei bilanci si nasconde però un costo umano incalcolabile. Secondo i consiglieri regionali di Fratelli d’Italia, l’esodo di 53mila pugliesi non è il frutto di una libera scelta, bensì di una vera e propria costrizione. “Lasciare la propria casa e sostenere lo stress e i costi dei viaggi della speranza comporta sacrifici enormi e strappi familiari”, denunciano gli esponenti in Consiglio regionale di FdI.
Le situazioni più critiche riguardano le eccellenze pediatriche e le patologie tempo-dipendenti. È emblematico il caso delle famiglie del Salento, prive di un polo pediatrico territoriale, o dei tanti piccoli pazienti costretti a migrare verso il Gaslini di Genova o il Bambino Gesù di Roma per sopperire alle carenze strutturali dell’ospedale pediatrico di Bari. A questo si aggiunge l’esasperazione dei pazienti affetti da disturbi alimentari gravi o patologie rare, che in Puglia vivono un deserto assistenziale che li spinge verso un’emigrazione sanitaria senza fine.
La critica al Governo Regionale: “Basta scaricabarile”
Il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia punta il dito contro la gestione del Presidente della Regione, Antonio Decaro, accusato di comportarsi come un “ragioniere della sanità” che presenta il conto senza però assumersi la responsabilità politica del disservizio. La tesi della Regione, che spesso imputa le carenze a presunti tagli del Governo centrale, viene smentita dai numeri: per il 2025, la sanità pubblica pugliese ha ricevuto stanziamenti per 8,6 miliardi di euro.
“La colpa non è delle cliniche del Nord che attirano pazienti, ma di una sanità pugliese lenta e inefficiente”, incalzano i consiglieri. Il diritto alla salute non può e non deve essere legato al codice di avviamento postale (CAP) di residenza. La libertà di cura è un principio sacro, ma non deve trasformarsi nell’unica via di fuga per chi non trova liste d’attesa compatibili con la propria patologia nel sistema regionale.
Sprechi e paradossi: reparti nuovi ma chiusi
L’intervento dei Consiglieri regionali di Fratelli d’Italia si conclude con una richiesta chiara di razionalizzazione della spesa. Il gruppo denuncia una Puglia a due velocità, dove a fronte di eccellenze professionali mediche si riscontra una gestione burocratica che “divora milioni di euro”.
Il panorama descritto è costellato di paradossi: reparti appena ristrutturati che restano vuoti per mancanza di personale e macchinari di ultima generazione che rimangono “incellophanati” nei corridoi o nei magazzini mentre i cittadini sono costretti a migrare per una semplice risonanza o un intervento ortopedico. Secondo l’opposizione, è su questi sprechi che bisogna intervenire con tagli netti, anziché limitare la possibilità dei cittadini di cercare cure altrove. La sfida per la Puglia non è trattenere i pazienti con i vincoli, ma convincerli a restare offrendo servizi rapidi, appropriati e moderni.











