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Sembrava tutto pronto, tutto stabilito sin nei minimi dettagli, ma quando ormai nessuno se lo aspettava un clamoroso colpo di scena sconvolge tutti i piani del governo in tema di Canone RAI. Il Consiglio di Stato boccia in maniera perentoria il decreto ministeriale, che prevede la riscossione del canone attraverso la bolletta della luce, smontandolo punto per punto.
La definizione di “apparecchio televisivo”
L’Agenzia delle Entrate e l’Art. 1 R.D.L. n. 246 del 1938 parlano di “apparecchio atto o adattabile alla ricezione delle radioaudizioni”, ma la definizione non è così chiara, specie a distanza di 78 anni quando sono presenti sul mercato apparecchiature elettroniche tali da poter essere solo la fantasia sfrenata di alcuni scienziati dell’epoca. Il Consiglio di Stato spiega che il decreto sottoposto a valutazione, scritto dal MISE (Ministero dello Sviluppo Economico), non contiene alcuna “definizione di apparecchio tv” adeguata al nostro periodo storico.
Il tema spinoso della “Privacy”
Il Consiglio di Stato rileva un rischio altissimo di violare la privacy dei contribuenti, a causa della mancanza di disposizioni ministeriali per regolare il trasferimento del mastodontico scambio di dati tra l’Anagrafe tributaria, l’Autorità per l’energia elettrica, l’Acquirente unico, il Ministero dell’Interno, i Comuni e le società private.
Tra l’altro nell’ansia da “pubblicazione” non è stato nemmeno chiarito adeguatamente il modo, in cui il contribuente possa fare valere il diritto a non effettuare il versamento, dimostrando con una comunicazione all’Agenzia delle Entrate di non possedere alcun apparecchio. Per aggiungere all’inganno la beffa il decreto ministeriale non prevede neanche uno straccio di “disposizione regolamentare” che assicuri il rispetto delle normativa sulla riservatezza. Senza contare i costi dell’operazione per coordinare tutte queste banche dati.
Costi che, peraltro, si aggiungono all’indennità che lo Stato deve pagare alle società elettriche per collaborare in questa raccolta di informazioni e di soldi (verrà loro versato un contributo di 14 milioni di euro, prelevati, neanche a dirlo, dalle tasche dei contribuenti italiani).
Chiarezza? dove? quando? Ma soprattutto perchè?
Un altro aspetto critico del decreto è la totale mancanza di una campagna d’informazione per gli utenti che consenta loro di comprendere tutti i labirinti contorti e gli adempimenti che richiede la nuova gestione della riscossione della tassa da 100 euro (a fronte, invece, dell’assillante pressing pubblicitario di qualche mese fa).
Complesso, e di difficile comprensione risulterebbe, infatti, il passaggio che definisce le categorie di utenti tenute al pagamento dell’imposta per Viale Mazzini. Inizialmente, infatti, era stato stabilito che a pagare sarebbe stato in automatico solo l’abitazione di residenza del nucleo familiare. In seguito però, l’Agenzia delle Entrate ha cambiato impostazione, stabilendo che, nel caso di due contratti della luce intestati a due membri diversi della stessa famiglia, uno dei due dovrà inviare l’autocertificazione una volta all’anno. Il che aumenta di adempimenti i contribuenti italiani. Ed infine c’è il capitolo della dichiarazione che bisogna inviare all’Agenzia delle Entrate per attestare di non avere il televisore.
Il Consiglio di Stato, puntualmente stigmatizza la scarsa chiarezza del decreto ministeriale che pure tratta una materia molto sentita dai contribuenti italiani, che non precisa che il canone si versa una volta sola, anche se abbiamo più televisori in casa. E dichiara di fondamentale importanza chiarire che ogni famiglia italiana deve corrispondere “L’obolo” un’unica volta, e soltanto se possiede un tv che riceve i programmi in modo diretto “oppure attraverso il decoder”. In questo modo, il decreto chiarirà una volta e per sempre che i possessori “smartphone o tablet” non sono tenuti a pagare nulla, anche se riescono ad intercettare il segnale televisivo.
E adesso come devo comportarmi?
I giudici di Palazzo Spada, nelle motivazioni della bocciatura, oltre a segnalare che “l’adozione del decreto non è avvenuta nel rispetto del termine previsto dalla norma di riferimento”, chiedono documentazione supplementare per poter rendere il loro parere. Senza il via libera del Consiglio di stato non sarà possibile pubblicare in Gazzetta Ufficiale il decreto e avviare quindi tutti gli adempimenti collegati per arrivare con la prima tranche del versamento nella bolletta elettrica dal 1° luglio.
“Erano troppi i quesiti ancora irrisolti” dice Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori, che aggiunge “Ora Governo e Parlamento devono modificare urgentemente la legge di stabilità, rinviando le scadenza della prima rata al mese di ottobre”
Staremo a vedere quali saranno gli sviluppi.











