Massimo Tartaglia non è pericoloso per la società, il tribunale di sorveglianza di Milano così ha decretato il completo ritorno in libertà dell’uomo che, nel 2009, a margine di un comizio colpì Silvio Berlusconi.
Una statuetta del Duomo, lanciata in pieno volto all’allora Presidente del Consiglio e leader del Popolo della Libertà. Prima è stato tenuto in una comunità terapeutica e poi in libertà vigilata, con l’obbligo di frequentare un Centro psicosociale.
Nonostante le lesioni pluriaggravate di cui era accusato, nel 2010 fu dichiarato totalmente incapace d’intendere e di volere. Il Cavaliere ne uscì con una prognosi di 15-20 giorni, il labbro inferiore abraso, due denti lesi, ed una infrazione al naso. Ad Emilio Fede confessò: “Sono un miracolato, un centimetro in più ed avrei perso l’occhio.”
Tartaglia non era un’attivista politico, tuttavia era in cura da una decina d’anni per problemi mentali. Oltre alla statuetta scagliata, aveva con sé un crocefisso ed una bomboletta spray al peperoncino urticante.
Fu un episodio molto triste, sia dal punto di vista umano, che politico. Il clima plumbeo di odio mediatico che ha attorniato incessantemente l’ex premier durante i suoi mandati di Governo, s’è placato soltanto con la graduale perdita di consensi e uscita di scena soft a cui oggi assistiamo.
E’ una democrazia curiosa la nostra, in cui meno voti prendi, più sei simpatico.











