Bisognerebbe riferire ad Antonio Decaro, Presidente della Regione Puglia che il finanziamento del Frecciarossa ultraregionale (o a lunga percorrenza) segue regole precise a seconda che si tratti di un servizio commerciale o di un collegamento specifico richiesto dal territorio.
I treni Frecciarossa rientrano per legge nei servizi “a mercato” per i quali non c’è nessun finanziamento pubblico. Di conseguenza spetta interamente a Trenitalia (o all’operatore privato come Italo) coprire i costi della tratta.
Il servizio si sostiene esclusivamente con i ricavi dei biglietti venduti ai passeggeri.
Lo Stato e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti non erogano sussidi per queste tratte. I contributi statali del Servizio Universale sono infatti riservati agli Intercity.
Se una determinata tratta a lunga percorrenza non genera abbastanza passeggeri da essere economicamente sostenibile, l’operatore decide di non attivarla o di sopprimerla.
In questo caso, spetta alla Regione (o alle Regioni coinvolte) finanziare il treno se si desidera mantenere il collegamento.
Il finanziamento avviene tramite accordi specifici o contratti integrativi (spesso gestiti tramite agenzie regionali per la mobilità come Acamir o fondi propri) per coprire il deficit d’esercizio della tratta a bassa domanda.
Per quanto riguarda i passeggeri e le tratte pendolari che utilizzano l’Alta Velocità per spostarsi tra regioni limitrofe, le singole amministrazioni regionali possono stanziare contributi per gli abbonati regionali, rimborsando una quota della spesa dei titoli di viaggio.
Lo Stato Italiano non finanzia direttamente i treni Frecciarossa, ma interviene nel sistema ferroviario dell’Alta Velocità nei modi strategici in appresso riportati:
1. Costruzione delle linee e delle stazioni
Lo Stato è il principale investitore delle infrastrutture. Attraverso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) stanzia miliardi di euro per costruire le linee fisiche AV (i binari) e le stazioni, gestite dalla società pubblica Rete Ferroviaria Italiana (RFI). Questo avviene sia tramite fondi del bilancio statale sia attraverso i finanziamenti europei del PNRR.
2. Nessun sussidio per i biglietti o per le corse
A livello di singoli treni e biglietti, lo Stato non copre i costi delle tratte Frecciarossa.
La legge vieta allo Stato di finanziare i treni ad Alta Velocità (definiti “a mercato”) per garantire la libera concorrenza (ad esempio con Italo).
I soldi pubblici dello Stato finanziano unicamente il Servizio Universale, ossia i contratti per i treni Intercity e Intercity Notte, garantendo la mobilità anche dove non c’è profitto.
Anche se lo Stato è l’azionista di Trenitalia, quest’ultima deve gestire i Frecciarossa come un’azienda privata.
L’ acquisto dei nuovi Frecciarossa 1000 e la gestione del personale pesano interamente sulle casse di Trenitalia, senza attingere alle tasse dei cittadini.
Il pedaggio ferroviario (tecnicamente chiamato canone di accesso all’infrastruttura) è la cifra che le imprese ferroviarie come Trenitalia (Frecciarossa) o Italo pagano a Rete Ferroviaria Italiana (RFI) per l’utilizzo dei binari, delle stazioni e della rete elettrica.
Avv. Nicola Russo
Coordinatore Comitato Cittadino TARAS FUTURA











