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Associazioni e comitati vogliono denunciare il modello del “sacrificio permanente” e presentare una proposta alternativa per il territorio jonico. Un cambiamento radicale, partecipato e non più negoziabile. È questo l’obiettivo della conferenza stampa straordinaria convocata per lunedì 14 luglio, alle ore 10.00, all’incrocio tra via Dante e via Aristosseno. A promuovere l’iniziativa è un vasto ed eterogeneo coordinamento di associazioni, comitati civici, cittadini e lavoratori, uniti dalla volontà di denunciare la condizione di “sacrificio permanente” imposta a Taranto e di rivendicare il diritto a decidere del proprio destino.
Da oltre sessant’anni, la città subisce il peso di una presenza industriale massiva che ha barattato la salute e l’ambiente con promesse di sviluppo spesso non mantenute. Oggi, la comunità tarantina dice basta a un modello verticistico che calpesta la storia, il paesaggio e i diritti fondamentali, posizionando stabilmente il territorio come simbolo nazionale di diritti negati.
La mappa degli impatti ambientali: oltre l’ex Ilva
Il dibattito pubblico su Taranto tende frequentemente a isolare le singole problematiche, ma la realtà descritta dalle sigle promotrici parla di un territorio saturo, dove i progetti ad alto impatto si sommano gli uni agli altri. La mappa industriale e ambientale della città non è definita solo dallo stabilimento ex Ilva, ma comprende una fitta rete di impianti che gravano sul medesimo ecosistema:
La raffineria Eni e la Cementi Calme;
L’inceneritore, la discarica Italcave e l’ex discarica Due Mari;
I nuovi progetti in fase di pianificazione o esecuzione, tra cui l’impianto per il trattamento dei rifiuti e recupero sedimenti, il dissalatore sul fiume Tara e il rigassificatore onshore da 12 miliardi di metri cubi all’anno previsto al Molo Polisettoriale.
«Non si tratta di punti isolati su una cartina — spiegano gli organizzatori — ma di una stratificazione di impatti che insiste sulla stessa popolazione. Esiste una sola città che subisce la somma di tutto».
Lavoratori e territorio: le tutele richieste
La transizione e la gestione dell’esistente non possono prescindere dalla tutela della forza lavoro, sia diretta sia dell’indotto, attualmente schiacciata dall’incertezza occupazionale e da gravi esposizioni professionali. Il coordinamento richiede con urgenza interventi strutturali tangibili:
Un censimento completo, trasparente e certificato di tutti i lavoratori;
Il pieno riconoscimento dell’esposizione all’amianto e dello status di lavoro usurante;
Misure stabili di prepensionamento e l’applicazione immediata delle sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), unitamente al risarcimento dei danni subiti.
Focus su Lido Azzurro e Fiume Tara
Le comunità locali denunciano la totale assenza di coinvolgimento nei progetti che modificano il territorio. Lido Azzurro — quartiere residenziale caratterizzato da mare, dune e macchia mediterranea — viene descritto come completamente ignorato dai documenti progettuali del rigassificatore. Parallelamente, il fiume Tara, patrimonio naturale vissuto quotidianamente dai tarantini, è minacciato dai cantieri del dissalatore e degli argini, imponendo l’applicazione urgente del principio di precauzione e una reale trasparenza.
Urbanistica e memoria storica: i dubbi sulla rigenerazione
L’allarme dei comitati si estende anche alla gestione della città storica e dei progetti di mobilità come la BRT (Bus Rapid Transit). Interventi presentati sotto la bandiera della rigenerazione urbana rischiano, secondo i promotori, di cancellare l’identità locale: il tracciato attraversa il Borgo e la Città Vecchia sollevando dubbi sulla stabilità di ipogei e cavità, mentre il deposito di via Acton sorge su un’area dal profondo valore archeologico. L’abbattimento di alberi e la rimodulazione degli spazi pubblici senza un confronto democratico evidenziano un modello amministrativo che percepisce il territorio come un ostacolo e non come un valore intrinseco.
L’alternativa economica e i Giochi del Mediterraneo
Con l’approssimarsi dei Giochi del Mediterraneo, i cittadini rifiutano l’idea di una Taranto “vetrina”, coperta da facciate temporanee che nascondono precarietà, malattia e abbandono. La conferenza del 14 luglio vuole superare la logica della pura protesta per proporre un’alternativa di sviluppo basata su tre pilastri:
Bonifiche e Lavoro: Decontaminare e mettere in sicurezza i siti inquinati per generare occupazione stabile e sicura.
Valorizzazione Naturale: Tutelare la costa, il fiume Tara e il paesaggio per aprire il territorio al turismo sostenibile, alla ricerca scientifica e all’artigianato locale.
Identità Storica: Difendere l’archeologia, l’architettura e la storia per restituire l’orgoglio identitario alla comunità.
«Il degrado non è un destino, ma il risultato di scelte politiche ed economiche precise. Taranto non chiede compassione: pretende giustizia, trasparenza e partecipazione attiva. Il futuro non si decide senza la città, ma insieme alla sua comunità. Taranto ha già dato. Ora deve poter scegliere».
Organizzazioni e sigle promotrici: APS Genitori Tarantini; Terra Jonica; Coordinamento Cittadino Lido Azzurro; Comitato Quartiere Tamburi; Dis-Education; Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti; Associazione Progentes; Comitato Qualità per la Vita; Rete Difesa Fiume Tara; Gambe di Mazinga; LMO – Sindacato di Base; APS Fotografi per Passione Taranto; A.N.T.A. – Associazione Nazionale Tutela Ambiente; Associazione Nobilissima Taranto; Comitato Donne e Futuro per Taranto Libera; Palazzo Ulmo; Comitato Taranto L.I.D.E.R.; PeaceLink.











