Si terrà questp pomeriggio alle ore 15.30, presso Villa de Grecis a Bari, l’Assemblea elettiva di Confagricoltura Bari-BAT, appuntamento dedicato al rinnovo degli organi associativi per il prossimo quadriennio e al confronto sulle principali sfide che attendono il comparto agricolo del territorio.
L’assemblea sarà anche l’occasione per tracciare un bilancio dei quattro anni di attività sindacale svolta dall’associazione e rilanciare le priorità di un settore chiamato oggi ad affrontare una delle fasi più complesse degli ultimi decenni.
“Questi quattro anni sono stati caratterizzati da un impegno costante nella difesa del reddito delle imprese agricole e nella valorizzazione delle produzioni di eccellenza del nostro territorio – dichiara il presidente di Confagricoltura Bari-BAT, Massimiliano Del Core – abbiamo affrontato crisi climatiche, aumenti dei costi di produzione e profonde tensioni sui mercati, portando con determinazione le istanze delle aziende agricole ai tavoli istituzionali regionali e nazionali. Oggi possiamo contare su un’organizzazione forte e rappresentativa, ma le emergenze che interessano le nostre filiere richiedono interventi immediati e straordinari”.
Secondo Del Core, le criticità coinvolgono ormai tutti i principali comparti agricoli della Terra di Bari e della provincia BAT: “L’olivicoltura e il grano duro rappresentano due pilastri dell’economia agricola locale e stanno vivendo una fase estremamente delicata. Ma anche il vino e il settore lattiero-caseario sono messi a dura prova dall’aumento dei costi e dalla drastica riduzione della redditività. Confagricoltura continuerà a essere in prima linea affinché nessuna di queste filiere venga lasciata sola”.
Particolarmente critica è la situazione dell’olio extravergine di oliva. A fine maggio 2026 le giacenze nazionali hanno superato le 133 mila tonnellate rispetto alle 62 mila dello stesso periodo dell’anno precedente, mentre le quotazioni dell’EVO sono crollate rispetto al periodo della raccolta, in molti casi fino a dimezzarsi.
“Il settore sta attraversando una crisi senza precedenti – sottolinea Del Core – migliaia di tonnellate di olio custodite nei frantoi, nelle cooperative e nelle aziende agricole hanno perso in pochi mesi gran parte del loro valore economico. Oggi il danno ricade su trasformatori e produttori, ma con l’avvio della prossima campagna saranno inevitabilmente coinvolti anche gli olivicoltori”.
Per questo Confagricoltura Bari-BAT chiede l’immediato riconoscimento dello Stato di crisi e l’attivazione di un pacchetto straordinario di misure, tra cui:
- contributi per la copertura degli interessi sui finanziamenti;
- attivazione delle cambiali agrarie ISMEA e contributi a fondo perduto;
- sospensione per dodici mesi delle rate dei mutui e rinegoziazione dei finanziamenti;
- avvio della campagna istituzionale di promozione dell’olio extravergine italiano;
- destinazione di specifiche risorse ICE per sostenere l’EVO italiano sui mercati esteri.
Nel breve periodo l’associazione propone inoltre il credito d’imposta per reti d’impresa e innovazione di filiera, il rafforzamento delle Organizzazioni dei Produttori, un esonero straordinario dei contributi previdenziali, l’attivazione dello stoccaggio privato degli oli extravergini italiani, una misura specifica nella futura PAC dedicata alla promozione internazionale del comparto, il potenziamento delle attività di formazione e una più incisiva azione di contrasto alle frodi attraverso controlli rafforzati sulle miscele e sull’origine dell’olio.
Sulla gravità della situazione interviene anche Giuseppe di Niso, dirigente di Confagricoltura Bari-Bat: “Il settore olivicolo sta vivendo una delle crisi più difficili degli ultimi anni. In pochi mesi il valore dell’olio custodito nei frantoi, nelle cooperative e nelle aziende agricole si è drasticamente ridotto, con conseguenze pesantissime sulla liquidità delle imprese. Il rischio concreto è che molte aziende arrivino alla prossima campagna olearia senza le risorse necessarie per affrontare raccolta e trasformazione”. Dinisio richiama quindi la necessità di un intervento immediato delle istituzioni: “Occorre riconoscere subito lo stato di crisi e mettere in campo strumenti straordinari di sostegno. Servono liquidità, una moratoria sui finanziamenti, misure efficaci per favorire lo stoccaggio dell’olio e una grande campagna di promozione dell’extravergine italiano sui mercati nazionali ed esteri. È fondamentale, inoltre, intensificare i controlli sulle importazioni, sulle miscele e sull’origine del prodotto, per tutelare chi opera correttamente e garantire piena trasparenza ai consumatori”.
Forte preoccupazione anche per il comparto cerealicolo: “I prezzi riconosciuti ai produttori sono ormai stabilmente inferiori ai costi di produzione – evidenzia Del Core – mentre le importazioni incidono pesantemente sugli equilibri di mercato e comprimono ulteriormente la redditività delle imprese”.
Per il grano duro Confagricoltura Bari-BAT sollecita il rafforzamento della liquidità delle aziende agricole mediante contributi a fondo perduto e strumenti di garanzia dedicati, oltre a una revisione delle norme sull’etichettatura che assicuri piena trasparenza sull’origine del prodotto e una reale valorizzazione del Made in Italy.
Anche il comparto vitivinicolo attraversa una fase delicata, soprattutto per i vini rossi, con un forte aumento delle giacenze dovuto alla contrazione dei consumi e alla crescente domanda di prodotti dealcolati. Per rilanciare il settore, Confagricoltura Bari-BAT propone di rafforzare la promozione nei Paesi terzi e la comunicazione istituzionale, riorganizzare i disciplinari DOP e IGP rivedendo i meccanismi di gestione degli esuberi e dei declassamenti, consolidare lo strumento del pegno rotativo, limitare le autorizzazioni ai nuovi impianti e, nelle situazioni più critiche, consentire il ricorso alla distillazione di crisi e a misure di estirpazione finanziate con risorse aggiuntive rispetto ai fondi OCM.
Infine, per contenere la sovrapproduzione, l’associazione chiede l’eliminazione delle deroghe sulle rese dei vini senza Indicazione Geografica, riportando il limite massimo a 30 tonnellate per ettaro. “L’agricoltura pugliese – conclude Del Core – non chiede assistenzialismo, ma strumenti concreti che consentano alle imprese di continuare a produrre, investire e competere. Difendere il reddito degli agricoltori significa tutelare un patrimonio economico, ambientale e sociale che appartiene all’intero territorio”.











