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I primi sei mesi del 2026 si chiudono con un bilancio tragico ma in lieve flessione sul fronte della sicurezza nei luoghi di lavoro. Secondo il report elaborato dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering, in Italia si sono registrate 482 vittime complessive, pari a un calo del 4,0% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Nello specifico, 350 decessi sono avvenuti in occasione di lavoro (12 in meno rispetto al giugno precedente) e 132 in itinere, ovvero lungo il tragitto tra l’abitazione e il posto di lavoro (8 in meno rispetto al 2025).
Nonostante il trend discendente, la flessione dei decessi sta progressivamente perdendo intensità. A preoccupare sono soprattutto la crescita delle denunce totali di infortunio (+5,5%) e il permanere di 6 regioni inserite nella “zona rossa” per alto rischio di mortalità.
Il commento del presidente Mauro Rossato: “L’emergenza non è superata”
A fare il punto sul quadro nazionale è l’ingegner Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Vega:
“Il calo delle morti sul lavoro rispetto allo scorso anno prosegue, ma il miglioramento osservato nei primi mesi del 2026 sta progressivamente perdendo intensità. Le 482 vittime accertate da inizio anno, la presenza di 6 regioni in zona rossa e l’aumento delle denunce di infortunio, confermano che l’emergenza è tutt’altro che superata. Particolarmente grave è la situazione dei lavoratori ultrasessantacinquenni, per i quali l’incidenza raggiunge i 45 decessi per milione di occupati, e dei lavoratori stranieri, per i quali si attesta a 37,1. Questi dati impongono di rafforzare le attività di prevenzione, controllo e formazione, con particolare attenzione alle categorie maggiormente esposte e alle cause che continuano ad alimentare un divario di rischio così marcato”.
La mappa del rischio regione per regione: 6 territori in zona rossa
Attraverso l’indicatore dell’incidenza media nazionale (pari a 14,5 morti ogni milione di lavoratori), l’Osservatorio mappa il livello di pericolo nei diversi territori:
Zona rossa (incidenza superiore a +25% rispetto alla media nazionale): Calabria, Liguria, Sicilia, Campania, Umbria e Puglia.
Zona arancione (incidenza compresa tra la media nazionale e +25%): Veneto, Trentino-Alto Adige e Toscana.
Zona gialla (incidenza compresa tra il 75% della media e la media nazionale): Piemonte, Marche, Sardegna, Emilia-Romagna e Lombardia.
Zona bianca (incidenza inferiore al 75% della media): Lazio, Molise, Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Basilicata e Valle d’Aosta.

Guardando invece ai numeri assoluti dei decessi avvenuti in occasione di lavoro, la maglia nera spetta alla Lombardia con 53 vittime, seguita da Veneto (39), Campania (33), Sicilia (29), Emilia-Romagna e Piemonte (27), Toscana (26), Puglia e Lazio (24).
Categorie a maggior rischio: lavoratori over 65 e stranieri
Analizzando le variabili anagrafiche e la provenienza dei lavoratori, emergono forti disparità nel livello di esposizione al rischio di morte sul lavoro:
Gli ultrasessantacinquenni: Registrano l’incidenza più alta in assoluto, con 45,0 decessi per milione di occupati. Tuttavia, in termini numerici assoluti, la fascia d’età che conta il maggior numero di morti in occasione di lavoro è quella tra i 55 e i 64 anni (128 decessi su 350).
I lavoratori stranieri: Il loro rischio di mortalità rimane oltre tre volte superiore rispetto ai colleghi italiani. L’incidenza per gli occupati stranieri è di 37,1 morti ogni milione di lavoratori, contro l’11,8 rilevato per gli italiani.
Le donne: Nei primi sei mesi del 2026 sono decedute 44 lavoratrici (1 in più rispetto allo stesso periodo del 2025). Di queste, 26 hanno perso la vita in occasione di lavoro e 18 in itinere.
Settori più colpiti, giorni critici e aumento delle denunce di infortunio
A livello settoriale, al 30 giugno 2026 le attività che registrano il maggior numero di infortuni mortali in occasione di lavoro sono:
Costruzioni: 59 vittime.
Trasporto e Magazzinaggio: 47 vittime.
Attività Manifatturiere: 41 vittime.
Tra i giorni della settimana in cui si concentrano le tragiche fatalità sul posto di lavoro, il giovedì risulta il più nefasto (22,6% del totale), seguito dal lunedì (20,3%) e dal venerdì (17,4%).
Preoccupa infine il dato complessivo delle denunce di infortunio totali, che a fine giugno 2026 hanno raggiunto quota 315.452, mettendo a segno un aumento del 5,5% rispetto a giugno 2025. Le Attività Manifatturiere guidano la classifica delle denunce (33.980), seguite da Sanità (18.451), Costruzioni (18.210), Commercio (16.216) e Trasporto/Magazzinaggio (16.199). Circa un quinto delle denunce totali (65.954) riguarda lavoratori di nazionalità straniera.











