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Da una provocazione nata nei vicoli e nelle strade rurali dei Monti Dauni fino ai tavoli di Palazzo Chigi. Quella che per molti era iniziata come una curiosità di colore si è trasformata ufficialmente nel simbolo di una rivendicazione sociale ed economica che coinvolge milioni di cittadini italiani residenti nelle aree interne.
Il Coordinamento Nazionale Piccoli Comuni Italiani ha deciso di investire ufficialmente Massimiliano Accetturo – cittadino di Rocchetta Sant’Antonio – e la sua cavalla Maja come portavoce simbolici della protesta contro l’aumento del costo della benzina e del gasolio nei borghi a minor densità abitativa.
La provocazione di Rocchetta Sant’Antonio: dal cavallo al simbolo politico
Tutto è partito quando i prezzi al distributore di Rocchetta Sant’Antonio hanno superato la soglia critica dei due euro al litro. Di fronte a un costo della mobilità diventato insostenibile per le incombenze quotidiane, Massimiliano Accetturo ha scelto di rispolverare la sella, lasciando l’automobile in garage e affidandosi a Maja per muoversi e sbrigare le commissioni in paese.
L’immagine dell’uomo a cavallo nel 2026 ha rapidamente conquistato social network, emittenti televisive e testate giornalistiche. Ma dietro l’impatto folkloristico ed emulativo, c’è una piaga sociale ben più profonda che colpisce capillarmente i territori dimenticati.
«Massimiliano, con un gesto semplice e provocatorio, ha acceso i riflettori su un problema che i cittadini dei piccoli comuni vivono ogni giorno. Maja ha fatto probabilmente più strada, mediaticamente, di tante nostre denunce degli ultimi anni. Per questo vogliamo che Massimiliano e la sua cavalla diventino simbolicamente i portavoce di questa battaglia», fanno sapere dal Coordinamento Nazionale Piccoli Comuni Italiani, che ha a Castelluccio Valmaggiore uno dei propri punti di riferimento operativi.
Mobilità ed emergenza carburante nelle aree interne: i nodi strutturali
Nei piccoli centri con meno di 5.000 abitanti, l’automobile non costituisce un bene di lusso o una scelta discrezionale, bensì un presidio primario di sopravvivenza e cittadinanza. La carenza cronica o l’assenza totale di trasporto pubblico locale costringe lavoratori, famiglie e anziani a fare affidamento esclusivamente sui mezzi privati.
Diverse criticità strutturali appesantiscono la spesa dei residenti:
Assenza di concorrenza: I distributori di carburante nei piccoli paesi sono pochissimi o del tutto assenti, costringendo a percorrere diversi chilometri solo per fare rifornimento.
Prezzi alla pompa più alti: I maggiori costi logistici di gestione e la scarsa concorrenza portano spesso a listini significativamente più cari rispetto alle arterie extraurbane e alle grandi città.
Distanze obbligate: L’accesso ai servizi essenziali — quali ospedali, scuole, stazioni ferroviarie, uffici pubblici e supermercati — richiede percorsi stradali quotidiani e prolungati.
In questo contesto, il paradosso è evidente: chi vive dove l’auto è indispensabile finisce per pagare il carburante più di chiunque altro.
Dal borgo a Palazzo Chigi: le richieste al Governo
L’obiettivo del Coordinamento è ora quello di incanalare il clamore mediatico in una vera e propria vertenza nazionale per la tutela della qualità della vita nelle aree interne. Partendo dai Monti Dauni, si punta a coinvolgere sindaci, amministratori locali e comunità di tutta Italia.
Al Governo e alle istituzioni centrali vengono avanzate proposte concrete: Tavolo di confronto specifico: L’apertura immediata di un dialogo istituzionale focalizzato sulle criticità della mobilità nei borghi e nelle zone montane. Misure di compensazione economica: L’introduzione di agevolazioni o ristori sul carburante destinati ai residenti delle zone con gravi carenze di trasporto pubblico. Incentivi ai distributori locali: Interventi e agevolazioni per favorire il mantenimento e la continuità operativa delle stazioni di servizio nei territori a basso flusso di traffico.
Come sottolineano dal Coordinamento, l’iniziativa non nasce da una sterile nostalgia del passato, ma dalla fermezza nel pretendere che le aree interne non siano costrette a compiere passi indietro sui propri diritti fondamentali, a partire dal diritto alla mobilità.











