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Riuscire a coniugare l’infrastrutturazione tecnologica a forte impatto energetico con lo sviluppo del comparto agricolo e florovivaistico. È questo il cuore del dibattito affrontato durante l’audizione congiunta della IV e della V Commissione del Consiglio regionale della Puglia — presiedute rispettivamente da Antonio Tutolo e Loredana Capone —, promossa su iniziativa del consigliere Nicola Gatta (FdI).
Al centro dei lavori vi è la proposta presentata dall’Associazione Nazionale Agri Data Greenhouse, guidata dal presidente Vincenzo Ciccolella: un modello d’avanguardia basato sulle cosiddette Serre Digitali Integrate, capaci di trasformare una potenziale criticità ambientale in un’opportunità per l’economia circolare e l’occupazione locale.
Un’alleanza tra bit e terra: come funzionano le Serre Digitali Integrate
I data center sono infrastrutture energivore che rilasciano ingenti quantità di calore e anidride carbonica, richiedendo al contempo ingenti risorse idriche per il raffreddamento. L’idea avanzata da Agri Data Greenhouse punta ad abbattere queste esternalità negative mettendo i server in diretta comunicazione con le coltivazioni idroponiche ed aeroponiche.
Grazie alla simbiosi industriale, il calore di scarto e la CO₂ prodotti dalle macchine vengono incanalati nelle strutture agricole per il riscaldamento e la nutrizione delle colture, integrando inoltre impianti agri-voltaici per la produzione energetica pulita. Un circuito virtuoso che permette di:
Recuperare l’energia termica altrimenti dispersa nell’ambiente;
Abattere i costi energetici a carico delle aziende serricole;
Ridurre i consumi idrici, prediligendo l’impiego di acque reflue o affinate anziché potabili o irrigue;
Sostenere un settore chiave per la forza lavoro e la produzione regionale.
Le richieste alla Regione Puglia e la proposta della Gigafactory Agritech
Per trasformare la visione in realtà, l’associazione ha avanzato istanze concrete alle istituzioni regionali, chiedendo di:
Integrare la simbiosi industriale all’interno delle linee guida regionali;
Accreditare il modello nei tavoli tecnici e decisionali dedicati a sviluppo economico, agricoltura e ambiente;
Incentivare i data center che adottano tecnologie trasparenti e integrate, dando loro priorità;
Fornire supporto per l’accesso ai finanziamenti europei.
Ciccolella ha inoltre rilanciato proponendo la candidatura della Puglia ad ospitare una Gigafactory per i servizi agritech destinati alle imprese europee — facendo leva sulle manifestazioni d’interesse già indirizzate al MIMIT — e suggerendo l’avvio di tre progetti pilota nelle province di Foggia, Bari e nella zona del Salento, sfruttando gli insediamenti serricoli già attivi.
Semplificazione burocratica e quadro normativo
L’esecutivo regionale ha accolto la proposta con spiccato interesse. L’assessore all’Agricoltura, Francesco Paolicelli, ha confermato che l’evoluzione tecnologica del settore serricolo impone un adeguamento normativo: gli uffici sono già al lavoro per aggiornare la legge regionale n. 19 del 1986, eliminando i colli di bottiglia autorizzativi legati a innovazioni non prevedibili quaranta anni fa.
In rappresentanza dell’assessorato allo Sviluppo Economico, la direttora del dipartimento Gianna Elisa Berlingerio ha delineato il contesto attuale:
Richieste di allaccio: Presso Terna risultano giunte 29 domande di connessione alla rete elettrica per futuri data center (pari a un potenziale di 7,76 GW);
Autorizzazioni effettive: Al 1° settembre 2026, tuttavia, non risulta depositata alcuna domanda di autorizzazione formale presso gli uffici della Regione Puglia.
Berlingerio ha sottolineato la frammentarietà del quadro legislativo, in larga parte di competenza statale. In attesa del Testo Unico nazionale sui data center, la Regione si è già dotata di indirizzi specifici (Dgr 1511/2025) volti a tutelare i suoli agricoli, favorire il recupero delle aree industriali dismesse (Brownfield) e incentivare l’uso sostenibile delle risorse idriche.
L’orientamento del Dipartimento è dunque quello di sollecitare il Consiglio a promuovere un atto di indirizzo condiviso con il Governo centrale, che subordini il rilascio delle autorizzazioni all’impiego delle migliori tecnologie disponibili per la sostenibilità.
Le conclusioni delle Commissioni
Il percorso tracciato richiederà fasi rigorose di analisi. La presidente della V Commissione, Loredana Capone, ha evidenziato in sede di sintesi la necessità di bilanciare la spinta alla digitalizzazione con la salvaguardia del patrimonio ambientale e del territorio.
I prossimi passaggi vedranno un censimento dettagliato delle reali istanze in un costante confronto con Terna, la definizione delle sfere di competenza e lo studio delle opportune misure di compensazione territoriale.











