Le prime notizie relative al caso di inefficienza tecnologica più grave degli ultimi 10 anni (ricordiamo i casi i casi capitati nel 2006 ad Apple con 1,1 milioni di iBook e Powerbook ritirati) e che ormai quasi tutti indicano come il “Batterygate” erano pervenute dopo la seconda metà di agosto come segnalazioni con cui i primi utenti sud-coreani riportavano un problema molto grave: l’esplosione della batteria.
Informazione subito presa sul serio tanto che la stessa Samsung aveva riferito all’agenzia tedesca Reuters di aver fermato la distribuzione dei nuovi device ai tre principali operatori mobili coreani e di essersi attivata con un’indagine interna per comprendere cosa era successo.
Il prodotto sarebbe dovuto essere in vendita in tutto il mondo a partire dal 2 settembre ultimo scorso, ma per motivi precauzionali la casa coreana ha fermato le vendite e la spedizione verso i mercati nazionali dopo aver riscontrato gravi problemi d’instabilità e di surriscaldamento della batteria tendenti a prendere fuoco ed infine ad esplodere.
Pochi giorni dopo la ricezione dei primi esemplari a “rischio” l’azienda si era anche affrettata a fornire tutte le informazioni del caso nel tentativo disperato di porre rimedio al serio danno d’immagine subito dichiarando:
“Basandoci sulle nostre indagini, abbiamo concluso che c’è un problema con la batteria, che si surriscalda quando anodo e catodo vengono a contatto. È un errore nel processo di produzione molto raro.” Indirizzando sospetti e responsabilità del problema su SDI, azienda controllata incaricata della fabbricazione delle batterie oggetto d’inchiesta interna, affrettandosi però a concludere minimizzando “Dal 1° settembre fino ad oggi sono stati segnalati 35 casi a livello globale e stiamo attualmente conducendo un controllo approfondito con i nostri fornitori per identificare eventuali batterie difettose presenti sul mercato. Tuttavia, poiché la sicurezza clienti è una priorità assoluta per Samsung, abbiamo interrotto le vendite del Galaxy Note7. A tutti i consumatori Samsung offrirà la possibilità di ottenere la sostituzione del prodotto con un nuovo Galaxy Note7 quando disponibile o il rimborso per l’intero valore sostenuto”.
Ma perché la batteria esplode?
La prima spiegazione di Samsung indica che il problema sarebbe riconducibile al surriscaldamento della regione anodo–catodo della batteria del Galaxy Note 7. Tale sezione è quella che genera il contatto, provocando la rottura della zona di sicurezza che manda in errore il terminale, e ne causa quindi la conseguente rottura ed in seguito l’esplosione.
Il problema non è più serio, ma decisamente grave ed a nulla è servita la campagna di richiamo/sostituzione dei modelli “a rischio”, infatti il problema non è un difetto di fabbrica, come inizialmente sospettato, ma si dimostra essere strutturale: il poco spazio per la batteria le impone a lavorare sotto stress, infatti le nuove batterie definite “sicure” dalla casa coreana inserite nei modelli restituiti dopo il richiamo pare che non lo siano affatto; si verificano infatti altri due casi.
Il primo in South Carolina, dove una casa è andata a fuoco a causa, pare, di un Samsung Galaxy Note 7 sotto carica. Analogo il secondo caso in Kentucky, su di un volo della Southwest Airlines, che è stata costretta ad evacuare i passeggeri di un volo per Baltimora perché un Note 7 pare anche questo un modello “richiamato/sicuro” ha iniziato a fumare dalla tasca di un passeggero, che l’ha gettato a terra provocando l’incendio della moquette dell’aereo.
Casi che portano la FAA l’ente statunitense che regolamenta il traffico aereo e diverse agenzie di volo australiane come Quantas e Jetster, e l’irlandese Ryanair ad avvisare i passeggeri aerei che i Note 7 possono essere portati a bordo, ma devono rimanere spenti e non possono essere ricaricati.
Ed oggi con un impatto devastante arriva la notizia, che era nell’aria già da tempo, dopo la sospensione, lo scorso 2 settembre, della distribuzione del nuovo Galaxy Note 7 per un totale di 2,5 di apparecchi da parte della Samsung, con il richiamo dei dispositivi venduti: la compagnia sudcoreana ha chiesto ai suoi partner mondiali d’interrompere la vendita e lo scambio del Galaxy Note 7, dopo che i modelli già rimpiazzati una prima volta hanno nuovamente preso fuoco.
Samsung è poi corsa ai ripari consigliando a tutti i clienti che hanno già acquistato il dispositivo di interrompere l’uso dei loro apparecchi, cercando poi di parare il colpo con uno scarno comunicato in cui afferma che “la sicurezza dei consumatori è la nostra priorità, Samsung chiede dunque a tutti gli operatori e dettaglianti di cessare la vendita e di scambiare il Galaxy Note 7 finché non si svolgerà l’inchiesta”, e comunicando lo stop permanente della produzione del Galaxy Note 7.
Purtroppo però ormai “la frittata è fatta” ed il danno è serio e profondo. E non solo in termini economici, ma soprattutto di immagine, infatti il device “punta di diamante” top di gamma (e di costo) su cui aveva puntato per competere con altri competitors prima fra tutti Huawei ed Apple nelle festività natalizie degli Stati Uniti si sta rivelando uno dei più clamorosi fiaschi della storia della telefonia mobile.
Nell’ultima seduta in Borsa a Seul il titolo della Samsung è crollato del 10 per cento, con danni quantificabili in non meno di venti miliardi di dollari a cui, naturalmente, vanno aggiunti i danni d’immagine ad un’azienda leader mondiale del settore e che godeva di un’ottima reputazione.
Ma non è tutto, i problemi per la casa coreana non sembrano destinati a terminare la settimana scorsa infatti è stato il turno delle lavatrici. L’emittente Abc News ha reso noto che dall’inizio dello scorso anno 21 statunitensi hanno segnalato che la loro lavatrice è scoppiata mentre era in corso il lavaggio. A quanto pare alla base di tutto si sarebbero le vibrazioni eccessive scatenate durante il lavaggio e la centrifuga ma per fortuna al momento non sono stati rilevati danni alle persone ma la statunitense CPSC (Consumer Product Safety Commission) è già intervenuta indicando che sono a rischio di esplosione tutte le lavatrici Samsung prodotte tra marzo 2011 e aprile 2016, senza però specificare i modelli e lasciando intendere che il numero delle lavatrici in questione è impressionante.
Samsung con un comunicato telegrafico ha fatto sapere che “In rari casi nelle unità interessate potrebbero verificarsi vibrazioni anomale che potrebbero comportare un rischio di lesioni personali o danni alle cose nei lavaggi di biancheria, oggetti ingombranti o resistenti all’acqua” e che i malfunzionamenti riguardano solo le lavatrici vendute negli Stati Uniti, confermando poi di aver aperto già un’indagine interna per questo nuovo caso.
Ma i consumatori non sono rimasti in attesa, infatti come riportato dal Washington Post, lo scorso mese hanno avviato una causa collettiva che accusa Samsung di essere a conoscenza da tempo del problema ma di non aver fatto nulla per mettere in guardia i consumatori.
Riuscirà Samsung a rialzarsi dopo che il “Batterygate” ed il “Washergate” le sono letteralmente “esplosi” in faccia?











