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Il referendum, il politically correct e due chiacchiere da bar

Il silenzio elettorale serve al cittadino con diritto di voto per riordinare le idee, nel caso non fossero chiare. Così, nel segreto della cabina, potrà decidere nella maniera più serena e indipendente quale futuro vorrà per l’Italia.

Bene, dopo questa constatazione di fatto che fa ambo con la scoperta di Obama che, nonostante tutto, il sole sorge sempre il mattino seguente, c’è un luogo dove tutto è possibile. Dove vige la legge della strada, dove il popolo si confronta talvolta aspramente, dove il politically corretct non è contemplato: il bar.

Soprattutto alle sette del mattino, se siete come me allergici al caffè della moka perché è una bella abitudine ma non ti risveglia neanche il mignolo del piede sinistro. Vi riempite una tazzina, vi sedete in cucina, accendete la tv e guardate la rassegna stampa, bevete e poi accendete una sigaretta. Dopo 5 minuti siete al bar sotto casa per bere un espresso di quelli da scongelamento da criogenia. E, mentre meditate se sbafarvi uno dei cornetti nella teca illuminata all’altezza della vostra cinta, entrano due vecchietti, gli abitudinari della polemica, in pensione da quando c’era ancora Achille Lauro e che stanno aspettando ancora l’altra scarpa. Loro sanno tutto di politica, hanno attraversato almeno cinquanta governi e sette presidenti della Repubblica con la disillusione di un ex marito di Liz Taylor. Sono quelli che, quando c’erano le preferenze, giravano con una pila di santini elettorali in ogni tasca del loden, ti fermavano e ti dicevano: “Questo è un amico mio, è un bravo cristiano. Se non tieni da votare a qualcun altro…”, e ti rifilavano il bigliettino con slogan impossibili, tipo “Vota Finocchio! Vota uno come te!” (sic!).

I due vecchietti hanno a disposizione sei metri di bancone, ma loro devono appiccicarsi a te. Ordinano due caffè e cominciano:

  • Meh, che stamattina dobbiamo andare a votare.
  • Mo andiamo, mo andiamo. Mi sono portato la tessera appresso.
  • Ohu, e metti SI, ancora ti sbagli!
  • Iiiih, e questo con il SI! Te ne vai dietro alle chiacchiere!
  • Si tu che te ne và dietro alle chiacchiere! Se vince il SI aumenteranno le pensioni!
  • Bravo lo scemo! Ma se non ci stanno i soldi all’INPS, come te la devono aumentare la pensione! Se vince il NO è meglio, che torna Berlusconi!
  • Bella roba! A fare le figure degli scemi in Europa!
  • Ce me ne freghe a me dell’Europa! Come se quelli stanno a vedere come stiamo combinati noi! Se tu voti NO almeno facciamo il referendum per uscire dall’Europa e facciamo come agli inglesi!
  • E poi con chi ce ne andiamo? Con Putin? Vedi che l’altro giorno l’ha scritto pure il “Vascinton Post” che se vince il SI avremo più stabilità.
  • E che cos’è la stabilità? Ottanta euro al mese? Che me ne dai ottanta e poi dici “dobbiamo aumentare i prezzi che stiamo in deflazione!”. Se vince il SI ci dobbiamo trovare senza ‘na lira!
  • U scem! Se vince il No non taglieranno duecento senatori! Sai quanto costano di stipendio al mese trecento di quelli?
  • .. ne stanno altri settecento che frecano i soldi… E aspitt! C’ho il cugino di mia moglie che fa l’usciere al parlamento… Sai quanto prende al mese? E’ meglio che non te lo dico… Quello dice sempre “’mbrond a fare il deputato, io prendo quanto a loro e non faccio nulla! Manco il veleno!”.
  • Allora comincia a non votare SI, così piano piano si tagliano gli sprechi!
  • See, ma tu hai sentito alla televisione? I senatori che restano manco li voteremo noi! Verranno scelti dai consigli regionali stà scritto.
  • Perchè, mo li scegli tu i senatori? Una volta scrivevi il nome sulla scheda! Mo scegli il partito e fanno tutto loro! Che poi manco ne vale la pena, che dopo sei mesi cambiano partito. Tu vota SI, così andranno a fare i senatori quelli che conoscono il territorio.
  • A parte che tu, se devi fare il consigliere regionale o il sindaco, da qui non ti devi muovere! Io ti ho votato per stare a risolvere i problemi della mia regione e della mia città, non per andare a farti le passeggiate a Roma tutto pagato! Tu vota NO, perchè era meglio se dicevano che lo toglievano proprio il senato, non sta caricatura!
  • Ma perché non ci devono stare i senatori! Quelli fanno comodo sempre! Io ne conosco una ventina che gli mando sempre le orecchiette fatte a mano ogni mese, che mi devono trovare il posto a mio nipote. Tu toglimi a quello e poi cosa mi rimane? Pure per questo voto SI. Pochi e buoni. E risparmio pure sulle orecchiette.
  • E poi diamo l’immunità pure a quelli, e stiamo a posto! Fa come a quel sindaco rinviato a giudizio: mo si ritroverà in senato e buonanotte ai suonatori. Bisogna votare NO!
  • Sind a me… fai sto ragionamento… che non è mio, ma di quelli famosi che hanno detto di votare SI. Quelli ne capiscono, mica sono scemi! Meglio cambiare e rischiare piuttosto che non avere più nulla!
  • Eh? Che ragionamento jè cuss? Pare che se voto NO da lunedì non ci sta più la costituzione e scoppia l’anarchia! Ma dietro a ste chiacchiere te ne vai?
  • E allora vuoi sentire? Tieniti il… come si chiama… il bicameralismo paritario!
  • Cos’è che devo tenermi?
  • Così sta scritto sulla scheda.
  • E sarebbe?
  • Beviamo, che si raffredda il caffè.

Le orecchie ti sanguinano e il tuo cervello comincia a farsi mille domande. Cosa abbiamo davvero capito di questo referendum? Chi ha ragione e chi torto? Dov’è la verità, ammesso che esista? L’idea ce l’hai, qualsiasi essa sia, sai cosa voterai. Ma cominci a domandarti se gli altri sanno cosa stanno facendo. Non tutti. Ma una buona parte.

I vecchietti bevono il loro caffè in silenzio. Poi, all’improvviso, uno di loro esclama:

  • Ohu, si vist la Juventus ieri sera?

E tu, caro lettore, te ne vai pensando che questa è l’Italia e, forse, tutto il mondo.

Io penso sempre a un piccolo libricino, di quelli “millelire”, che comprai una ventina di anni fa. Raccoglieva tutte le scritte più buffe che certi elettori avevano lasciato sulle schede, in barba alla preferenza. La più bella era quella che dava il titolo all’opera:  “Cazzi vostri! Io me ne vado in Svizzera!”.

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