HomePoliticaAlfano, meno voto e più potere

Alfano, meno voto e più potere

La simbologia astrale nella geografia politica d’attualità, si carica di significato metaforico quando si parla di Angelino Alfano. Il siculo avvocato che, come un cannolo, è stato farcito di ricche prebende filogovernative.

L’en plein della politica fatta senza consenso, inversamente proporzionale all’elettorato, meno preferenze vengono espresse, più una certa classe dirigente è cresciuta. Classe 1970 di Agrigento, dopo essere stato eletto nel parlamentino siciliano è stato catapultato nell’arena Nazionale della Res Publica.

Nel 2005 succede a Gianfranco Miccichè, nominato coordinatore di Forza Italia nell’isola, anche se poi lo stesso Gianfranco romperà il rapporto. Mentre dal 2001 è in Parlamento, ed ha lì ha cominciato una carriera fortunata.

Ministro della Giustizia nel 2008 con Berlusconi, Segretario del Popolo della Libertà nel 2011, Ministro dell’Interno nel 2013 e vicepresidente del Consiglio con Letta,  nel novembre 2013 fonda il Nuovo Centro Destra per appoggiare ufficialmente ed integralmente la maggioranza PD. Poi entra nel Governo Renzi e prosegue nel 2014 la carica di Ministro dell’Interno, tutto ciò fino all’11 Dicembre 2016, circostanza in cui ritirerà un nuovo premio. Nominato il giorno dopo Ministro degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale dal Governo Gentiloni.

Alfano è stato l’ultimo blasonato esponente dell’ultimo esecutivo eletto dai cittadini. Poi si sono succedute quattro guide di laboratorio, quattro premier, ma lui è rimasto una costante. Perfino nel buco nero Monti, a brucia pelo nella rimozione di Silvio Berlusconi, ha avuto un ruolo cruciale per mantenere in piedi ciò che in contemporanea il (suo) partito definiva “golpe bianco.”

E di bianco si tratta, ma il bianco democristiano che non muore mai. Angelino è cresciuto nella culla della balena bianca, allattato agli albori come coordinatore provinciale del Movimento giovanile DC nei primissimi ‘90.

Il profilo istituzionale che è riuscito a costruirsi per il sol fatto che non esista vincolo di mandato è emblematico. Immaginate solo per un momento se, una vera riforma costituzionale avesse avuto in seno questo principio condiviso dalla quasi totalità degli italiani.

Il potere dei franchi tiratori sarebbe ridotto al lumicino, se proprio avessero voluto risparmiare sui costi della politica, così facendo avremmo ridotto il prezzo dello scempio elettorale.

C’è una battaglia, oltre a quella per la cadegra, che lo ha contraddistinto: Lo stralcio della stepchild adoption dalle Unioni Civili. Contrappasso dantesco, contro  il cordone ombelicale berlusconiano ma a favore dell’utero in affitto della sinistra.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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