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Trump è come Donald

Sui media europei fa scalpore un politico che mantenga la parola data, che fa quello che ha promesso in campagna elettorale. È divertente sul tema la nuova commedia di Ficarra e Picone “L’Ora legale”, dove in uno sketch si afferma: “Però ce lo dovevate dire (riferito ai parenti del nuovo Sindaco eletto, ndr) che questo fosse veramente onesto!”

È entrato in carica il 20 gennaio 2017 Donald Trump e già sta cambiando i connotati e la direzione di marcia degli Stati Uniti d’America. Ordini esecutivi, l’equivalente dei nostri decreti presidenziali, con cui il neo Presidente non aspetta gli iter parlamentari dei disegni di legge, ma da un nuovo indirizzo politico ed economico al Paese con fremente rapidità.

I fascicoli sul tavolo sono tanti, partiamo ad esempio dal Muro con il Messico. Stanziati i fondi federali per l’allungamento del muro al confine (infatti esiste già una barriera) di 3.100 km ed il dispiegamento di 5mila agenti in più.

Immigrazione islamica? Bloccati gli ingressi per un mese per chi scappa da Iraq, Iran, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen, e sospensione totale per quattro mesi del programma d’ammissione immigrati in fuga da guerre. Inoltre, saranno più stretti e serrati i controlli sia per la permanenza degli immigrati regolari, sia per il rilascio dei visti.

Aveva detto che avrebbe stracciato gli accordi di libero scambio dannosi per l’economia, e infatti sono sotto tiro il Tpp ed il Nafta. Il primo, firmato da Barack Obama nel 2016 con 11 Paesi del Pacifico ed il secondo con Canada e Messico.

Se l’era presa con il riscaldamento globale, definendolo una bufala strumentale, ed ha promesso un taglio del 70% sulle regolamentazioni ambientali. E così incontrando i big di Ford, General Motors e FCA, ha strappato loro massicci impegni per incrementare la presenza di fabbriche, posti di lavoro, ed estinzione dei progetti di delocalizzazione. Anche perché  verranno ripristinati i dazi per chiunque voglia esportare il lavoro ed importare la merce: “Vogliamo iniziare di nuovo a realizzare qui i nostri prodotti, non vogliamo importarli, vogliamo proprio che siano fatti qui.”

Obama voleva chiudere Guantanamo (la prigione di massima sicurezza americana a Cuba) senza riuscirci, il tycoon rilancia la tortura per i terroristi.

E poi ancora, taglio dei finanziamenti alle agenzie legate all’Onu ed alle associazioni abortiste. Rispettate le posizioni prese contro le Nazioni Unite e di avallo alla visione pro life.

Vogliamo riportare la produzione manifatturiera in questo Paese anche con un enorme taglio alle tasse. Vogliamo cominciare a fare i nostri prodotti, vogliamo commerciare ma produrre in America. Taglieremo le tasse per la classe media e per le imprese e il taglio sarà enorme, al 15% o al 20% dall’attuale 35%, ma forse anche di più”.

Musica per le orecchie del suo elettorato, gradevole melodia per tutti i movimenti sovranisti che oggi prendono a modello il bizzarro imprenditore divenuto l’uomo politico più importante del Globo.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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