A partire dal prossimo mese di marzo saranno 4.984 i lavoratori dello stabilimento Ilva di Taranto che l’azienda dichiarerà in esubero temporaneo e che usufruiranno degli ammortizzatori sociali, verosimilmente la cassa integrazione straordinaria.
Lo ha comunicato l’azienda alle segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm e Usb durante il consiglio di fabbrica, in occasione dell’avvio delle consultazioni in vista della scadenza dei contratti di solidarietà.
Una notizia che arriva alla vigilia dell’ennesimo decreto (il dodicesimo) in Parlamento per cercare di arrivare alla vendita della fabbrica tarantina. Una strada in salita e che adesso ha anche il grosso fardello di 5000 famiglie tarantine che rischiano di vedersi estromettere dal mondo del lavoro in una fase, ed in una città, dove il lavoro è quasi una utopia.
L’ipotesi di esuberi per Taranto prevede la “sospensione” di 433 lavoratori dell’area Ghisa, 821 dell’area Acciaieria, 988 dell’area Laminazione, 916 dell’area Tubifici-Rivestimenti tubi-Fna, 896 del’area Servizi-Staff e 939 dell’area Manutenzioni centrali (in totale 4.114 operai, 574 impiegati, 296 equiparati).
L’azienda ha voluto precisare che “le fermate dell’area di lavorazione a valle dell’area fusoria saranno modulate tra loro in modo alternato e, quindi, l’effetto non sarà cumulativo”. In buona sostanza ci dovrebbe essere una forte rotazione che complessivamente metterà in circolo 5000 lavoratori (comprese alcune decine di lavoratori dello stabilimento di Marghera).
La risposta dei sindacati
In maniera unanime i sindacati respingono la notizia e la rimandano al mittente. Fim, Fiom, Uilm e Usb di Taranto “ritengono inaccettabile aprire un confronto sulla Cassa integrazione straordinaria”.
La proposta aziendale, considerano i sindacati, è “peggiorativa in termini di tenuta rispetto al passato. In particolare – scrivono in un comunicato congiunto – il ricorso alla Cassa integrazione straordinaria rischia di aprire fronti incerti rispetto alle tutele occupazionali in una fase delicatissima con alle porte la cessione degli asset produttivi, oltre a produrre ripercussioni pesanti sul reddito dei lavoratori già fortemente penalizzati”.
Michele Emiliano
“È assurdo. Nessuno aveva accennato a questa ipotesi”. Commenta così il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano.
“Pochi giorni fa – continua Emiliano – ho accompagnato la Commissione Industria del Senato, guidata dal suo Presidente, senatore Mucchetti, in visita all’Ilva e nessuno, in primo luogo, ci aveva accennato a questa ipotesi drammatica. In secondo luogo, stanno raccontando a tutti, almeno il Governo e l’azienda che oggi sono la stessa cosa giacché l’Ilva è guidata da commissari nominati dal Consiglio dei Ministri, che il destino della fabbrica non può che essere legato al carbone, poiché qualsiasi proposta di decarbonizzazione potrebbe far perdere posti di lavoro. Ora, però,ci troviamo in una condizione nella quale i posti di lavoro si perdono ugualmente”.
“Mi auguro – prosegue Emiliano – che il tutto non rientri in una strategia dei Commissari, che pur di vendere a qualcuno l’azienda, sempre che si trovi un acquirente, stiano facendo il lavoro sporco di far fuori gli operai, in modo tale da appioppare la fabbrica con meno carico del costo di lavoro. Anche perché tra i requisiti previsti nel bando c’è il mantenimento dei livelli occupazionali. Non vorrei che qualcuno stia pensando di abbassarli prima che l’offerta arrivi. Sarebbe intollerabile”.
“Sarebbe stato forse corretto dire le cose come stanno e smetterla di prendere in giro un’intera comunità che per sopportare quella fabbrica ha dovuto accettare danni enormi alla salute, che sono sempre più assurdi e inaccettabili”.
“Ovviamente – ha sottolineato Emiliano – la Regione Puglia è stata esclusa da ogni tipo di decisione che riguarda l’Ilva, e tuttavia, è nostra intenzione supportare in tutti i modi le forze sindacali che dovranno affrontare in prima battuta questo dramma, e se lo riterranno, vorremmo partecipare con loro finalmente ad un tavolo nel quale sia esaminata l’intera vicenda Ilva. Mi auguro che in quella sede ci consentano anche di comprendere che cosa stanno combinando, a chi vogliono vendere la fabbrica, con quali piani e con quali progetti futuri, perché è evidente che mantenere il segreto su questi passaggi ha consentito oggi di confezionare questa drammatica sorpresa a noi tutti, che toglie legittimazione ad ogni discorso che si è fatto sull’Ilva. È assurdo continuare ad avere una fabbrica che inquina e che non dà nemmeno lavoro”.











