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Bossi-Salvini scontro tra padani

“Sono io che tengo alta la bandiera. Se andiamo avanti così, la Lega non si salverà. La Lega nazionale? Una roba da cogl…” con questo incipit perentorio ed inequivocabile sulle colonne del Corriere della Sera, Umberto Bossi disseppellisce l’ascia da guerra e rigetta la sua creatura, bastonando Salvini: “Di voti non ne prenderà. Al Sud la gente non dice: ‘Guarda come è cambiata la Lega.’ Dirà: ‘Guarda che casino quando viene la Lega, meglio che se ne resti lassù.’ Ma non credo che Salvini vada a Napoli per i voti. Va per l’investitura. Gli han detto che non può candidarsi a premier con un partito territoriale. Così, può dire che la Lega è un partito nazionale.”

Caustico l’anziano leader padano, che mentre Salvini parlava in zona Fuorigrotta, si intratteneva a pranzo con militanti duri e puri sui colli di Pontida. Il punto è capire se tenteranno di sovvertire la leadership di Salvini o, acqua del Po e bagagli, trasferirsi sotto una nuova insegna: “Prima il Nord!”

In 30 anni di esistenza la Lega è sempre stata di lotta e di governo, però la secessione, l’indipendenza, in fin dei conti sono rimasti uno spauracchio, un modo per contrattare la devolution ed il federalismo fiscale imperfetto che oggi viviamo. Anacronistico tra l’altro, perché in una Europa a moneta unica paghiamo caro i trasferimenti verso il centro, senza la perequazione necessaria a sostenere la nostra economia, un disastro.

La Lega è nata per la libertà del Nord. Non diventerà un’altra cosa raccattando i voti di quattro fascistoni. Che tra l’altro sono voti che nessuno vuole e con cui non fai niente.” Ancora il Senatur, che sbuffa nei cerchi di fumo contro la destra aggregata in “Noi con Salvini”. In realtà però non si parla di esaltati, le frange più estreme come CasaPound o Sovranità, che pure hanno dato un contributo, sono rimaste strutture autonome che riconoscevano un certo appeal al nuovo Carroccio, per poi tra l’altro disconoscerlo in corso d’opera e cambiare strada.

C’è un po’ di tutto nel Meridione lepenista. Ex Forza Italia delusi, ex Alleanza Nazionale senza tetto, ex militanti de La Destra di Storace prima di berlusconizzarsi, ed anche nuova linfa, gente alle prime esperienze con la politica, affascinate dal culto delle identità, della sovranità e dell’autodeterminazione dei popoli.

Sicuramente anche tanti ferri vecchi, arnesi arrugginiti, gattopardi in via di riciclo, ma qui entriamo in una sfera che tange e trascende qualunque movimento.

Nel momento in cui hai l’intento di demolire la nuova guardia, vale tutto, anche sconfessare la battaglia sull’euro: “Se venisse giù l’euro, verrebbe giù tutto, una situazione che nessuno saprebbe gestire. Tra l’altro, pagheremmo di più le materie prime, cosa che per un Paese di trasformazione come l’Italia sarebbe un disastro.”

Ed ecco la risposta: “Comunque la si veda, resta il fatto inconfutabile che l’Europa è solo una difesa del mercato europeo, un protezionismo quindi, che come tutti i protezionismi favorisce le grandissime imprese, i grandi affaristi, che hanno come interlocutore lo Stato nazionale. Sono gli stessi poteri che adesso vivono grazie ai soldi dello Stato di cui sono i padroni e che fanno l’Europa monetaria per essere ancora più padroni dello Stato nazionale. (…) Con l’ingresso in Europa, l’Italia non avrà più a sua disposizione la leva monetaria, cioè se gli mancano i quattrini non potrà più stampare altri titoli di stato, per favorire l’economia non potrà più svalutare la moneta, perché gli resterà solo la leva fiscale e i quattrini dovrà toglierli maledettamente e subito dalle tasche dei cittadini, evidentemente aumentando la pressione fiscale.

Non è Salvini a parlare, ma lo stesso Bossi il 28 Marzo 1998. Ci aveva visto lungo, salvo ravvedimento operoso.

La base militante è con Salvini, le percentuali di voto pure, sicuramente vi è una ridotta padana malpancista e affezionata alle origini, che per ora si muove sibillina. Appare probabile restino in seno alla Lega, aggrappati al progetto Sud pur non digerendolo, per poi organizzare agguati e fronde parlamentari quando la parabola sarà discendente.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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