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Cresce l’Italia che non legge

4 milioni e 300 mila libri letti in meno nel 2016 rispetto a sei anni prima. E sempre nel 2016 sono ben 33 milioni (57,6% della popolazione) gli italiani sopra i 6 anni che non hanno toccato una copertina. Disarmanti gli indici ISTAT che dimostrano un Paese sempre più restio a scorrere parole tra gli inchiostri.

Maglia nera ai maschi, con un 64,5% di non lettori rispetto al 51,1% femminile. Tra i bambini nella forbice 6-10 anni c’è stato un aumento del 9,3%, tra gli 11-14 anni + 13,9%, e tra i 15-17 anni un + 11,7%. La solfa non cambia, cali ovunque, tra i detentori di licenza media il 77,1% non legge, mentre tra i laureati ci fermiamo al 25% del campione.

Il Meridione detiene il triste record con il 69,2% dei sobri di poesia, con picchi in Calabria (73%) e sostanziose differenze con il Centro (55,8%) ed il Nord (49,7%). Un ruolo fondamentale nell’abitudine alla lettura lo fa la famiglia, infatti laddove entrambi i genitori leggono, il 69,7% dei ragazzi segue l’esempio. I cosiddetti lettori “forti” invece (più di un libro al mese) sono quasi inesistenti, ovvero rappresentano il 5,7%.

In un contesto ove ben il 10% delle famiglie italiche dichiara di non avere nessun libro in casa, il curatore professionale di “Tempo di Libri” Giovanni Peresson afferma: “Continuiamo a essere un mercato piccolo per confrontarsi con le altre grandi editorie europee. I bassi indici di lettura a loro volta influiscono sui fattori di innovazione del Paese e sulla sua crescita economica”.

Insomma ad allarmare sta volta non è il pauperismo economico, ma intellettuale. Un popolo che rinuncia alla sua vena letteraria è destinato ad estinguere le radici della propria cultura, della propria lingua ed anche delle armi a disposizione contro l’analfabetismo di ritorno.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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