HomeCulturaPetra e Ferruccio: la musica è nuda

Petra e Ferruccio: la musica è nuda

Musica Nuda è un duo nato per caso, come affermano i due componenti, ed è il titolo del loro primo lavoro discografico del 2003. Nacque 15 anni fa un sodalizio che sta dando preziosi frutti sempre più maturi: Ferruccio Spinetti, contrabbasso e (qualche volta) chitarra, Petra Magoni voce. Una simbiosi piuttosto atipica, informale se si vuole, che trae successo non solo dalla bravura ma anche dalla originalità della “formazione”.

Musica Nuda perché? “Perché cerchiamo un genere nudo, essenziale, minimalista – dice Petra – un genere che dia la possibilità a chi ci ascolta di immaginarsi quello che non c’è”.

Petra viene dal mondo della musica antica ed operistica anche se, sentendola cantare, si stenta a capire come sia possibile. Di fatto la sua esperienza è molto vasta, ma è come quella di un bambino che quando impara a camminare poi vuole andare dappertutto a curiosare. Due Festival di Sanremo senza infamia e senza lode (1996 e 1997) e poi le collaborazioni e gli esperimenti con Ares Tavolazzi, Antonello Salis nonché Stefano Bollani, del quale è stata la moglie. Il suo modello è Bjork.

Ferruccio si è diplomato in contrabbasso col massimo dei voti ed è entrato subito a far parte della Piccola Orchestra Avion Travel, direttamente alla corte di Peppe Servillo. Nel 2000 è passato anche lui da Sanremo quando l’Orchestra vinse il Festival. E non è poco. Oltre che con gli Avion Travel ha pure suonato con Mal Waldron, Arto Lindsay e Paolo Fresu. Si ispira allo stile asciutto di Charlie Haden.

L’avventura dei due si è concretizzata in una intensa collaborazione e relativa ricca produzione musicale: all’inizio hanno proposto cover di successi internazionali, rivestiti di nuovi arrangiamenti. E sono arrivati anche i prestigiosi riconoscimenti della “Targa Tenco” e del “Miglior Tour” per il Mei nel 2006, nonché le affermazioni all’Olympia di Parigi e all’Hermitage di San Pietroburgo.

Ed eccoli sabato sera sul palcoscenico del Teatro Forma a presentare il loro ultimo disco, “Leggera”, il primo interamente in italiano e composto quasi interamente da loro. “Leggera” perché? Perché bisogna “prendere la vita con leggerezza, planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore” come è indicato nelle note di copertina citando Italo Calvino.

Il disco è un collage di 12 canzoni nelle quali dominano buon gusto, eleganza e qualche strizzatina al jazz. I brani sono originali (tranne “Ti ruberò” di Lauzi) e portano la firma anche di Peppe Servillo, Luigi Salerno, Tony Canto, Kaballà e il compianto Fausto Mesolella, storico chitarrista degli Avion Travel scomparso un anno fa.

 

Le canzoni scivolano via con classe in un duetto minimale efficace e di sicuro impatto: è un dialogo voce/contrabbasso, ma è anche una simbiosi musicale collaudata in circa un migliaio di concerti. E se lo scopo è quello di arrivare al nucleo delle emozioni, la voce espressiva della Magoni, capace di modulazioni e preziosità, ha il compito di prodursi in virtuosismi. Infatti tra il suono grave del contrabbasso e la voce vivida e acuta della cantante ci sono molti spazi che in qualche modo bisogna riempire. Qua e là Petra sfoggia picchi vocali e vocalizzi scat dando lampi di improvvisazione: spesso la voce si fa strumento. Passano “Tu sei tutto per me” , “Feltrinelli” (cantata col pubblico), “Come si canta una domanda”, “Zitto zitto” (un divertissment), “Dimane” e, naturalmente “Leggera”. Ma ci sono anche famose cover: “Ain’t no Sunshine” di Bill Whiters, la “Paint it Black” dei Rolling Stones, una versione tirata ed esasperata di “Amara terra mia”, “Roxanne” di Sting e un personale omaggio al Quartetto Cetra “Il cammello e il dromedario”.

Sul palco si scherza, si (sor)ride, si suona, si canta. Splendido il tributo ai Beatles, dalla “Norwegian Wood” eseguita da Ferruccio in un assolo di contrabbasso, alla “Come Together” cantata nel bis.

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