È un uomo politico che sta maturando velocemente, che negli anni della sua Segreteria ha sviluppato sempre di più un aplomb istituzionale, certo, fortemente personale, non convenzionale, e mosso da un acume derivante dall’intuito, dall’intercettazione della direzione del vento, una mente elastica e perspicace.
Salvini si muove felpato tra i Palazzi, ha dovuto mettere, pur senza enfasi, giacca e cravatta per rispettare i regolamenti del Senato, ma con il Cuore resta in felpa. E ogni volta anziché i nomi delle città, adesso ci sono cucite le partite Istituzionali che mette a segno.
Silvio Berlusconi sbarellato e strattonato, ha dovuto cedere su tutta la linea, Giorgia Meloni è numericamente ininfluente, e la golden share del centrodestra giorno dopo giorno viene fagocitata dal leader Nazionale di una Lega di lotta e di Governo.
Anche Bossi ha ricoperto incarichi importanti, ma quel Carroccio, considerando pure i momenti migliori, era una appendice territoriale di una squadra che vedeva in Forza Italia e nel Cavaliere un perno assoluto, a cui sottrarre più poltrone e punti programmatici possibili.
La Lega senza Nord, come erroneamente additavano giornaloni e detrattori, è diventata in realtà la Lega che oltre al Nord ha unito Sud, centro ed Isole. Certo, il dato globale ci dà un risultato di lista che è ancora la metà di quello del M5S, ma tutto fa ben sperare.
Di Maio ha tra le mani regolamenti rigidi, padri nobili, un elettorato ipersensibile al dialogo, poco incline a fare squadra con le altre compagini. Insomma, se tutti hanno la rogna, con chi non pigliare le pulci?
“Mi sento come una prostituta senza marciapiedi: Non so dove collocarmi.” Aveva sentenziato un Beppe Grillo in panne, senza appigli, in un terreno complicato come quello del risiko Esecutivo.
Matteo Salvini ha dalla sua un partito in forma, degli alleati, la capacità di sedersi al tavolo delle trattative, la guida di varie regioni, decine e decine di amministratori locali, ed un programma con cui mettere in difficoltà i grillini.
Se vi soffermate sugli impegni elettorali dei leghisti e del Movimento, noterete molti punti di somiglianza. Però è nei fatti la distanza sostanziale.
Ad esempio il partito di Grillo annovera tra le priorità il riordino delle politiche migratorie con espulsioni per i non aventi diritto, poi però nei banchi parlamentari vota lo Ius Soli con il PD, oppure appoggia la depenalizzazione del reato d’immigrazione clandestina, con un “Referendum Online” che vide a favore il 63% degli iscritti, confermando l’anima “mondialista”.
Il centrodestra quindi ha la possibilità di sconfessare Di Maio sulla sua stessa piattaforma, smascherando l’intento non tanto velato di diventare il nuovo perno della fu sinistra italiana.











