Lascia Forza Italia perché colpita da “una malattia autoimmune” che distrugge dall’interno programmi, progetti, coalizioni, intenzioni e voti. L’eurodeputato Alessandra Mussolini tifa Salvini, e al Corriere spende lodi per lui: “Continua ad essere un vero militante, non uno di quelli delle stanze ministeriali.”
Dice sia uscita dal partito di Berlusconi per critica, e che per adesso non intenda entrare in nessun altro schieramento, però se fosse stata in Parlamento avrebbe votato la fiducia al Premier Conte. La nipote del Duce mastica tattica politica, e sicuramente si sta aprendo un viatico per l’iscrizione nel gruppo della Lega.
È un cognome pesante il suo, ma di Benito Amilcare Andrea, resta soltanto quello. Perché, già alle seconde generazioni, il genio si sfalda, immaginate “alla lontana” nelle parentele. Poche, pochissime volte, menti brillanti si tramandano. Un bell’esempio è la dinastia politica dei Le Pen, ma qui siamo in un’altra dimensione.
Alessandra cerca casa, Mussolini senza Patria. Apolide. Difficile immaginarlo, vero? “L’Italia agli italiani”, e poi ti ritrovi senza partito. No, non ha fatto il solito discorso: “Trasformerò quest’aula sorda e grigia in un bivacco di manipoli”. Semplicemente se l’è presa con Brunetta, ch’è passato dall’ostilità, giustificata, verso Renzi, a quella, insensata, verso l’odierno Ministro degli Interni.
Difende la dignità la nipote del Duce, almeno, il decreto che riforma il Jobs Act. Da tempo non sposava più gli azzurri, e anche su Foa rimprovera il Cavaliere di voler fare ammuina, solo per rinsaldare il patto col PD.
Forse non è un addio, magari un saluto. Poco romano.












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