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Questa estate grazie alla forza comunicativa della musica siamo entrati in contatto con il mondo della lingua “grikanica” salentina e della sua cultura.
E’ stato sufficiente un concerto tenuto nella suggestiva area archeologica di Roca per scoprire un universo ricco e a torto trascurato, anche se piccolo e circoscritto. Sono sette i paesi salentini in cui si parla ancora oggi un vernacolo “griko”, un ibrido di lingua italiana con forti connotazioni elleniche: Calimera, Martignano, Corigliano d’Otranto, Martano, Sternatia, Zollino e Castrignano dei Greci.
UN CROCEVIA DI GENTI E CULTURE
Un approfondimento doveroso quanto naturale ci porta a conoscenza della storia di Roca, crocevia di genti e culture diverse, località di approdo di migranti dall’età del ferro (IX sec A.C.), quando fu raggiunta dai Messapi, popolazione di origine illirica o egeo-anatolica. Roca nel tempo fu poi distrutta e ricostruita più volte, ma nel 1544, divenuta base di appoggio per pirati e Saraceni, fu rasa al suolo da tale Ferrante Loffredo su ordine del re Carlo V di Spagna.
In seguito il sito tornò a rivivere perché i Calimeriti più ricchi vi mandavano i braccianti a coltivare le loro terre. Piano piano si riformò una comunità. Ora Roca è diventata famosa da un punto di vista turistico soprattutto per due grotte marine dette della “Poesia” (malformazione del greco “posìa”, sorgente di acqua dolce). In particolare nella più piccola di queste grotte, inaccessibile al pubblico, l’archeologo Cosimo Pagliara nel 1983 vi scoprì preziose iscrizioni messapiche, latine e greche che testimoniano del culto del dio Taotor.
IL PROGETTO MALA AGAPI
Ma quella lingua che ha subìto tante influenze, al punto da essere definita “bastarda”, è riuscita a sopravvivere soprattutto nella tradizione orale, ed è stata veicolata nelle forme dialettali locali. Per molti è destinata a scomparire, ma fortunatamente non tutti la pensano allo stesso modo: esiste l’associazione “Kalimeriti Ambrò Pedìa” di Renato Colaci che si (pre)occupa di mantenere vivo l’interesse per il “griko”; e c’è il calimerita Luigi Garrisi, operatore sociale e culturale, che, da dieci anni a questa parte, porta avanti un progetto personale per pensare, vivere e comporre in “griko”, nel tentativo di rendere viva e presente la lingua.
Da questa idea prende forma e vita un disco, “Mala Agapi”, supportato da un pregevole libro scritto in italiano con testo in neo-greco a fronte, per la casa editrice otrantina “Anima Mundi”.
Garrisi prende le distanze da ogni forma di folklorismo e “contaminazione”, e in perfetta coerenza ha composto tutti i dieci brani del cd. Nei suoi frequenti viaggi ad Atene Luigi ha acquisito e ampliato le sue esperienze prendendo contatti con artisti greci, perché, dice, “la Grecia è un automatismo sentimentale, una sorta di religione”. Nel cd ci sono canti di migrazioni, di rimpianto, di paesaggi marini, di suggestioni balcaniche (i monti Acrocerauni dell’Albania visibili da Roca nelle giornate limpide), di vento e di tempi perduti, canzoni d’amore, citazioni dal Vangelo, voci del mercato di Ormonia di Atene, riflessi di tarantelle e valzer.
Profumi e sapori d’Oriente con strumenti ricercati come il bouzouki, il tamburo a cornice, la darabouka, il naj, il bendiri, la gajda, cui si accompagnano senza forzature chitarra e basso elettrici, sax soprano e clarinetto. Tutto così diventa attuale, senza nostalgici recuperi, senza rimpianti. E la musica si fa ancora linguaggio universale, capace di coinvolgere musicisti di diversa estrazione geografica e culturale, italiani (Emilia, Liguria, Toscana, Puglia) e greci (Tebe, Atene): “i Greci cercano da noi l’Occidente, mentre noi attraverso loro cerchiamo l’Oriente”. Un lavoro discografico godibilissimo che la pecca di durare solo 35 minuti.
LA RASSEGNA PALEA ROCA GRIKA
In questi termini è stata organizzata una rassegna musicale (e non solo), “Palea Roca Grika”, con date a luglio e il 4 e 6 settembre; un’occasione anche per commemorare Vito Domenico Palumbo, umanista e poeta di Calimera, nel centenario della sua morte. Nei concerti sono stati coinvolti anche musicisti greci, Kostas e Luchia Konstantatos con canti di preghiera della tradizione greco-bizantina, Admir Skurtaj, fisarmonicista albanese, Jorgos Manouselis al bouzouki, Panagiota Xidi al flauto naj.
“Il disco è un sasso nello stagno – dice Garrisi – per dimostrare che è ancora possibile fare letteratura e comunicare in lingua grika”.
“Il mare per i Kalimeriti è una lunga strada azzurra che porta alla Grecia”.











