L’avventura è cominciata 10 anni fa con un concerto al Teatro “Piccinni” dove chi scrive si recò con tanto entusiasmo e quel briciolo di ingiustificato scetticismo che si nutre per ogni nuova iniziativa ancora tutta da scoprire.
L’entusiasmo era tutto per Jean Luc Ponty, il musicista che col violino aveva spinto l’esperienza jazzistica di Stéphane Grappelli a strizzare l’occhio anche al rock. Erano i primi timidi ma importanti (ambiziosi?) passi sulla scena barese, per un’affermazione che ha mostrato nel tempo tutti i crismi della serietà, della passione, e di una concretezza che ha conosciuto e superato non poche difficoltà.
Sia detto fuori retorica. Il successo è legato alla sinergia di tre nomi: Donato Romito, presidente dell’Associazione, Roberto Ottaviano e Piero Laera direttori artistici. Da allora è passata tanta acqua sotto i ponti e sono innumerevoli gli artisti internazionali che si sono susseguiti sulla scena riempiendo le sale dei teatri baresi.
Quale modo migliore allora per celebrare i 10 anni di attività e per celebrare degnamente il jazz in nome del quale l’Associazione è nata se non proponendo del buon sano tradizionale jazz di maniera?
Ed ecco per l’inaugurazione della decima stagione l’Inside Jazz Quartet!
Quattro ottimi musicisti navigati, dalla grande esperienza internazionale, tre dei quali docenti al Conservatorio “G. Verdi” di Milano, classe ’50 e ’60: Tommaso Bradascio (batteria), Massimo Colombo (pianoforte), Tino Tracanna (sax) e Attilio Zanchi (contrabbasso) un bel giorno si sono incontrati e si sono detti che era giunto il momento di fare un gruppo in cui suonare le musiche dei loro artisti preferiti; magari con arrangiamenti personali, e magari aggiungendo qua e là delle composizioni personali. Regola numero uno per i quattro amici: abolire il tradizionale concetto di leader, anche se poi, una volta sul palco, non è possibile eludere la figura del frontman legata alla modalità di esecuzione e agli strumenti utilizzati. A parte questa piccola riserva, l’equilibrio trionfa su tutto.
Il gruppo, formatosi nel 2012, ha finora al suo attivo due cd godibilissimi e di pregio: “Portraits” (2013) e “Four by Four” dello scorso anno. E godibile è stato anche il concerto di Bari con applausi a scena aperta dopo ogni assolo. Perfezione esecutiva, sicurezza, affiatamento, professionalità sono tutti ingredienti di prim’ordine per la riuscita di un prodotto musicale. Ci sono stati omaggi a Thelonius Monk (“Evidence”), a Dave Holland (“Pass it on”, “Waltz for Wheeler”), a Wayne Shorter (“Aung San Suu Kyi”), a Charlie Mingus (“Remember Rockefeller at Attica”, “Better Git in your Soul”), a Billy Strayhorn (“Chelsea Bridge”). Ma non sono mancate composizioni originali di Colombo (“One for Kenny”) e di Zanchi (“Dave Hol”). E laddove c’è un quartetto si può fare anche un quintetto, soprattutto quando in sala c’è un sassofonista come Roberto Ottaviano che si è unito senza indugio al gruppo. Ne è nata una versione strepitosa di “Morning” di Yusef Lateef che ha inchiodato alle poltrone un pubblico già pago e ancora più stupito.
La rassegna che ha come fiori all’occhiello i concerti di Enrico Rava con Joe Lovano il 5 novembre e di Dee Dee Bridgewater l’11 dello stesso mese, prosegue il 5 ottobre con il duo Parva Mundi per una escursione nella musica classica.











