La memoria a breve termine è andata, il Cavaliere ricorda dati, sondaggi, statistiche e battaglie inchiodate a 25 anni fa. Torna in campo Silvio Berlusconi per le Europee di Maggio ’19, sarà il capolista di Forza Italia ed il perché lo spiega lui stesso: “Alla bella età che ho, ho deciso per senso di responsabilità di andare in Europa dove manca il pensiero profondo del mondo”.
Altro che Tajani punta di riferimento del partito, come tutti i delfini scelti è mancante di quid, pesi medi, spesso hanno fatto pure una brutta fine in termini politici e di consenso. Così il coniglio nel cilindro per provare a racimolare qualche decimale in più, per gli azzurri continua ad essere l’eterno brand, l’illustre volto del cognome più famoso d’Italia.
Ed il nemico è sempre lo stesso del lontano 1994: “C’è bisogno di cambiare questo governo, dove una parte è rappresentata dal Movimento Cinquestelle guidato da persone con nessuna esperienza e nessuna competenza. Sono come quei signori della sinistra comunista del ’94, in più hanno questo grande difetto”.
Dal passato – cosa molto improbabile a dire il vero – potrebbe tornare solo la lira, grazie al moto sentimentale del Sovranismo. L’ex Cavaliere pare non volersi arrendere al declino inarrestabile della sua compagine, ad 82 anni e 20 passati in primissima pagina sulla scena Nazionale ed Internazionale, non può più aspirare a nessuna rimonta, per quanto il suo potere mediatico ed economico sia ancora rilevante.
Berlusconi assomiglia all’influenza vaticana in Italia, ci sono stati anni in cui le parrocchie decidevano le sorti delle Amministrative, ed il divorzio, la prostituzione, l’aborto, l’eutanasia, erano temi da coltivare in anonimo privato. Oggi, per quanto su molti temi esista ancora uno strascico culturale reticente, oltre qualche fanatico non rimane nulla più di quella legge morale.
Ed i prodromi del mosaico che cadeva in pezzi li abbiamo vissuti tassello per tassello, anche se ce ne siamo accorti soltanto negli ultimi mesi forse. Nel 2005 in Puglia nessuno pensava che mai un comunista, omosessuale con l’orecchino, avrebbe vinto le regionali. Eppure Vendola sconfisse, e nettamente, il gigante democristiano Fitto. Salvini ereditò un partito morto che nel 2014 era incerto se candidarsi o meno alle elezioni Europee, temendo lo sbarramento al 4%. Prese oltre il 6%, ed oggi è il primo partito d’Italia.
La storia corre, la nostalgia è canaglia, ma pure Albano s’è convertito al leghismo nazionale.











