HomeCulturaCinemaCinema: Creed II. Ora è ufficiale, Rocky è immortale

Cinema: Creed II. Ora è ufficiale, Rocky è immortale

Alle volte si perde il quadro, si vede il simbolo, l’icona, l’evocazione che ciò comporta – addirittura avere eretto una statua in bronzo a Philadelphia partendo da un film – dovrebbe già dirci qualcosa. Ma la saga di Rocky non è un film, una sceneggiatura, una semplice narrazione, è una leggenda. Perché su quel ring c’è il cuore, una storia d’amore che corre sui guantoni del pugilato, e ci sono pillole di vita, di coraggio, fondamentali.

Anzitutto, ha abbracciato intere generazioni quando ha esordito Sylvester Stallone nel lontanissimo 1976 con Rocky I, e se ne porta dietro ancora a grappoli con Creed II nelle sale dal 24 gennaio 2019, uscito negli USA nel 2018. Cinque capitoli della saga fino al 1990, una lunga interruzione per tornare sul ring con Rocky Balboa nel 2006. Poi da coach, nei due film che vedono protagonista Adonis Creed, figlio del mitico Apollo Creed.

In questa pellicola riporta in luce un epico divario tra USA e Russia, passione e tecnica, il filo conduttore è proprio Rocky IV del 1985, dove Ivan Drago uccide Apollo, per poi essere messo al tappeto in un incontro al cardiopalma da Rocky stesso.

Il figlio di Apollo a confronto con il figlio di Drago, la grande sfida, la grande rivincita, ma soprattutto di nuovo Ivan Drago faccia a faccia con Rocky Balboa. Non si vedevano da più di trent’anni, la versione seria di “C’è posta per te”, qualcosa, in chi come vi scrive ha amato ed ama questa saga, che ha messo i brividi.

Stallone ha fatto un film oggettivamente bello, caldo, sicuro, premiato all’esordio del Box Office con 640mila euro d’incassi in un sol giorno. E probabilmente dominerà il week end cinematografico. Attenzione, non era una sfida facile quella di riportare determinati colossi dell’immaginario collettivo sulla scena, si rischiava la banalità, l’orrore dei fan, si rischiava di ledere l’immagine impressa a fuoco nella mente.

Spesso i remake, i ritorni allungati come brodo della minestra, sono operazioni di cassa milionarie poco edificanti per chi in quei personaggi c’ha creduto davvero. Siamo pieni di spazzatura e mega flop in questo ambito, perciò era un esperimento pericolosissimo. Tuttavia lo stallone italiano ha colto nel segno, non ha sbagliato, e ci ha consegnato una nuova chicca da portare con noi.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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