Il Tribunale Amministrativo per il Lazio nei giorni scorsi ha sospeso il decreto sull’IMU dei terreni agricoli, accogliendo il ricorso presentato dalle Anci regionali, capofila Anci Umbria. L’udienza collegiale chiamata a confermare la sospensiva è prevista per il prossimo 21 gennaio, cinque giorni prima della scadenza dei pagamenti fissata per il 26.
I giudici del TAR hanno rilevato in via preliminare l’incertezza del criterio “altitudine” alla base della individuazione dei soggetti passivi dell’imposta. L’esenzione viene applicata per municipi collocati oltre 600 metri sul livello del mare, mentre per quelli tra i 280 e 600 metri, sarà limitata ai terreni posseduti da coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali; al di sotto dei 280 metri, l’imposta è dovuta per l’intero ammontare.
Il settore agricolo è trainante per l’economia pugliese, l’unico che ha rilevato incrementi occupazionali, gli effetti dell’IMU agricola sarebbero insostenibili per le comunità pugliesi, anche in considerazione che molti comuni interessati insistono in aree svantaggiate e fortemente esposte a fenomeni di dissesto idrogeologico e spopolamento.
In Puglia l’esenzione totale IMU prevista per i terreni agricoli nel 2013 riguardava ben 145 Comuni dei 258 totali. A seguito della revisione l’esenzione sarà confermata solo in 17 comuni (altitudine oltre i 600 m) tutti in provincia di Foggia). Nei 39 centri aventi altitudine compresa tra fra i 281 e i 600 metri, l’esenzione resterà in vigore solo per i terreni posseduti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola. Per i restanti 202 enti, con altitudine inferiore ai 281m, non è prevista alcuna esenzione.
Una ulteriore proroga da parte del Governo sarebbe la soluzione più logica e opportuna, in quanto consentirebbe di modificare i parametri per i terreni soggetti al pagamento, adottando un’altitudine media.
Il criterio dell’altitudine, in base a classificazione ISTAT, non sarebbe attendibile, in quanto si riferisce alla posizione della sede del municipio, in molti casi è ubicato a valle, quindi, non sarebbe rappresentativa rispetto al resto dell’estensione comunale, inoltre, non terrebbe conto del parametro dislivello.
Ieri intanto, circa 300 sindaci montani, provenienti da tutta Italia, hanno aderito all’iniziativa promossa dall’Intergruppo Parlamentare per lo Sviluppo della Montagna, in collaborazione con Anci, Upi e Uncem e hanno invaso pacificamente gli uffici della Camera di via di Campo Marzio a Roma. L’obiettivo dell’iniziativa sottoporre a Governo e Parlamento le richieste degli amministratori montani, colpiti da una serie di provvedimenti che stanno mettendo a serio rischio la tenuta del sistema: dall’Imu sui terreni agricoli all’aumento dell’Iva sul pellet dal 10 al 22 per cento, misure che possono avere impatti economici pesanti sulle microeconomie rurali.











