AAA cercasi inquilino per il Quirinale. Tempo determinato, panorama splendido. Astenersi perditempo. Oggi è il giorno della lettera di dimissioni di Giorgio Napolitano. Gli era già capitato, al vecchio e malandato Presidente, di fare il giro di saluti di impiegati, funzionari ed attendenti del suo ufficio. Ma allora era la scadenza naturale del suo settennato.
Ed anche oggi, in fondo, si tratta di una scadenza naturale, dopo che è stato verificato il venir meno delle premesse che hanno portato alla sua rielezione.
Ed è giusto così. Un sentimento di sollievo traspare dalle parole consegnate a una bimba che gli chiede senza peli sulla lingua se sia contento di tornare a casa, durante la manifestazione di commiato al Quirinale. Napolitano è appena tornato dal saluto ai Corazzieri e ai dipendenti dopo nove anni trascorsi assieme: si avvicina ai ragazzi assiepati per la campagna di sensibilizzazione sull’uso distorto del web, cappotto e cappello scuro a falde larghe, risponde pacato. “Certo che sono contento, qui si sta bene, è tutto molto bello ma si sta troppo chiusi, non dico come in una prigione perché non è così, ma ci sono troppi condizionamenti, si esce poco”.
Napolitano oggi firmerà le sue dimissioni, che saranno poi recapitate dal segretario generale del Quirinale Donato Marra ai presidenti delle Camere Boldrini e Grasso e al presidente del Consiglio Renzi. E dopo aver ricevuto al Colle gli onori militari nel cortile d’onore, il Presidente dimissionario potrà spostarsi per tornare nella sua abitazione nel rione Monti.
“L’augurio al Paese è che sia unito e sereno. Anche perché – ha commentato questa mattina Napolitano – viviamo in un mondo molto difficile. Abbiamo visto nei giorni scorsi cosa è successo in un Paese vicino e amico come la Francia. Siamo molto incoraggiati dalla straordinaria manifestazione di Parigi però, insomma, sempre essendo attenti a stare in guardia e a non fare allarmismo, dobbiamo essere molto consapevoli della necessità, pur nella libertà di discussione politica e di dialettica parlamentare, della necessità di un Paese che sappia ritrovare, di fronte alle questioni decisive e nei momenti più critici, la sua fondamentale unità”.
Intanto da settimane è già in atto il toto-nomi. Un gioco fatto più che altro per bruciare nomi piuttosto che per cercarne uno su cui possano concentrarsi i voti necessari. Fermo restando la necessità, probabilmente, di arrivare almeno al quinto scrutinio, quando si abbasserà notevolmente il quorum necessario per eleggere il Capo dello Stato. Ad oggi i nomi sulla piazza sono sempre gli stessi: Mario Draghi, Romano Prodi, Milena Gabbalenni, Gustavo Zagrebelsky, Sergio Bassanini, Pierferdinando Casini, Piero Grasso…
Tutti buoni e nessuno ideale. Si sprecano anche gli identikit del perfetto candidato Presidente, mentre le dinamiche per l’elezione del successore di Napolitano dovranno, giocoforza, scontrarsi ed incontrarsi con quelle per l’approvazione delle Riforme Istituzionali in arrivo in Parlamento.
C’è il rischio, partendo da presupposti diversi, politicamente parlando, di ritrovarci in un imbuto non molto dissimile da quello che poi ha portato alla scelta di Napolitano. Troppe scadenze in un lasso temporale troppo breve. Responsabilità delle forze politiche, ora, è quella di evitare l’ingorgo. Facendo bene e soprattutto presto le scelte necessarie all’Italia.













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