Non si può più rimandare, il costo dello smaltimento dei rifiuti da ora in poi peserà maggiormente su quei comuni che, in quest’ultimo decennio, non sono riusciti a eliminare progressivamente il ricorso alle discariche. Si andrà da un minimo di 5,17 euro ad un massimo 25,82 euro per tonnellata di rifiuto in discarica. Le tariffe sono state calcolate con riferimento al periodo settembre 2013-agosto 2014.
Il minimo della tassa, per aver raggiunto livelli significativi di raccolta differenziata o per essere riusciti a chiudere attraverso l’impiantistica – trasformazione e reimmissione nei processi produttivi delle diverse frazioni – il ciclo dei rifiuti, è andato ai comuni di Trinitapoli, San Ferdinando di Puglia, Erchie, Fasano, Latiano, San Pancrazio Salentino, Casalvecchio di Puglia, Cerignola, Ordona, Stornarella, Troia, Otranto, Palmariggi, Supersano, Surano, Crispiano, Sava. Poi, progressivamente, il resto dei centri abitati, con quote diverse in base alle premialità previste [per saperne di più cliccate qui].
Tra i comuni più “penosi” che virtuosi troviamo Brindisi con 11,25 euro, Foggia, Barletta e Trani con 15 euro, Acquaviva delle Fonti, Binetto, Bitetto, Casamassima e Castellana Grotte ben 25,82 euro, il massimo previsto.
Il sindaco di Trinitapoli, Francesco Di Feo, ha affermato: “Il nostro dato non può certo ora farci cullare sugli allori. Siamo felici di aver evitato, con lo sforzo di tutti i concittadini, la fascia più alta dell’ecotassa, restando alla soglia minima, ora che la Regione Puglia ha deciso di applicarla nei Comuni. È la risposta concreta anche alle cassandre che profetizzavano un declassamento di Trinitapoli alla fascia più costosa. Così non è stato. Ma la soglia di attenzione deve essere sempre alta, come la tolleranza deve essere pari a zero verso chi abbandona rifiuti per strada o non osserva l’ordinanza di raccolta differenziata. Abbiamo previsto sanzioni di 155 euro ai trasgressori e le applicheremo, perché riteniamo che gli sforzi profusi fin qui in questo settore dai trinitapolesi debbano essere premiati anche nel futuro. Tutta la città, salvo rare eccezioni che stiamo individuando, sta dando una grande prova di maturità e cultura dell’ambiente”.
Ma cosa non ha funzionato nei comuni che dovranno pagare un “conto salato”? Forse basterebbe leggere il commento di Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, a riguardo del sequestro della discarica di Trani: “La storia d’Italia degli ultimi 20 anni ricorda come, con il ciclo dei rifiuti fondato prevalentemente sull’uso della discarica, l’emergenza è sempre dietro l’angolo. Questo è già avvenuto in altre regioni e ora il problema si pone anche in Puglia, dove le discariche continuano a essere chiuse o per esaurimento volumetrico o per l’intervento della magistratura, in assenza di politiche virtuose alternative sul ciclo dei rifiuti. I problemi sono gli stessi da anni: la media percentuale regionale di raccolta differenziata è ancora troppo bassa, resta la mancanza degli impianti di compostaggio per il recupero della frazione umida, e i continui rinvii dell’ecotassa, che avrebbe dovuto penalizzare economicamente l’interramento dei rifiuti, hanno aggravato la situazione. È arrivato il momento di voltare pagina in Puglia, con politiche coraggiose che hanno dato risultati concreti anche in territori in emergenza come la Campania che oggi può vantare una media regionale di differenziata del 50%”.
Illegalità e mancanza di consapevolezza: sono questi i nemici da combattere non solo per pagare un’ecotassa più bassa ma anche per salvare l’ambiente in cui viviamo e la nostra società.











