Alla ricerca dell’unità perduta. Il centrodestra continua a lanciare appelli per un candidato unico (ma non si erano già espressi per Francesco Schittulli tutti i partiti tranne Forza Italia?).
E mentre prosegue l’attesa per la scelta di “Mister X” da parte del presidente Silvio Berlusconi (che ora deciderà autonomamente, alla faccia ed infischiandosene di tutti gli appelli lanciati perchè sia la base ed il territorio a scegliere il proprio rappresentante e non l’ennesima decisione calata dall’alto… n.d.r.).
ma in nome dell’unità della coalizione si possono sacrificare le proprie posizioni, o i propri candidati. Questo sembra essere, in sintesi, il pensiero del Presidente del Gruppo del Nuovo Centrodestra, Domi Lanzilotta.
“Raccogliamo e rilanciamo l’invito all’unità della coalizione di centrodestra, una coalizione che può e deve battere un centrosinistra che in Puglia è reduce da dieci anni caratterizzati da una serie di fallimenti, di errori pagati sulla propria pelle dai cittadini, di programmazioni sbagliate o inesistenti, di veti pregiudiziali che hanno determinato e determinano una stasi sempre più preoccupante della crescita e dello sviluppo.
Un conto salato che chiama in causa principalmente il primo partito della coalizione, il Partito democratico, e il suo segretario regionale, quel Michele Emiliano candidato alla presidenza della Giunta che oggi non può recitare tutte le parti in commedia, quella di chi decide al governo e di chi contesta dall’opposizione. Quel Michele Emiliano scelto attraverso le primarie salutate, celebrate ed esaltate come il trionfo della democrazia diretta e della partecipazione, e che in Liguria hanno invece mostrato tutti i loro limiti e le loro possibili distorsioni in mancanza di regole certe e di controlli attendibili e scrupolosi, con voti pilotabili, possibili accordi sottobanco, interessi convergenti o divergenti su questo o quel candidato, inciuci trasversali che avevano fatto gridare allo scandalo anche il governatore Nichi Vendola nell’immediata vigilia del voto pugliese, al punto da voler far saltare il banco e ritirare il proprio candidato, salvo poi ripensarci per ragion di coalizione e opportunità, a ventiquattro ore dalla celebrazione dell’evento.
Ma che invece in Liguria Sergio Cofferati ha avuto il coraggio di denunciare, spingendosi al punto di rompere con il partito che aveva contribuito a fondare e scoprire un pentolone ricco di contraddizioni e ambiguità.
Il popolo di centrodestra ci chiede allora di convergere su un candidato presidente autorevole, su una personalità riconosciuta e carismatica, in grado di incarnare l’anima moderata e favorire una netta e marcata cesura con il recente passato in maniera credibile e palesemente riconoscibile, senza alimentare ulteriore confusione, senza compromessi al ribasso. Ci chiede di scegliere un candidato che lotterà ad armi pari con un avversario che, di quel recente passato oggi presente, è invece parte integrante, nonostante goffi e inutili tentativi di smarcarsi”.












