Sono 140.000 i pugliesi colpiti da bronco-pneumopatia cronica ostruttiva: aiutare questi pazienti a mantenere una buona performance fisica è indispensabile per proteggere la loro qualità di vita.
La BPCO è una condizione patologica caratterizzata da una limitazione del flusso aereo; si manifesta con un’ostruzione bronchiale e conduce gradualmente a una vera e propria “fame d’aria”. Intervenire precocemente con la giusta terapia e praticare una costante attività fisica è alla base di un’efficace gestione della malattia. Spesso, infatti, i sintomi più frequenti portano ad un progressivo impigrimento del paziente, con la conseguenza di una cronicizzazione della malattia, fino alla sua possibile degenerazione.
La dispnea, insieme alla tosse persistente spesso associata a catarro, sono i sintomi principali della BPCO. La mancanza d’aria mina gradualmente la capacità di movimento dei pazienti: dalla fatica a salire le scale, alla difficoltà a passeggiare, fino alla rinuncia a camminare per brevi tragitti e a trovare molto impegnative semplici attività quotidiane come vestirsi o lavarsi.
Considerata la quarta causa di morte in Europa e negli USA (almeno 65 000 morti all’anno) studi recenti hanno evidenziato un aumento della mortalità a livello mondiale.
Per ovviare alla sensazione di fatica, i pazienti con BPCO tendono a diventare sedentari, ma più sono sedentari maggiore è la difficoltà a compiere movimenti anche semplici. Questo circolo vizioso va spezzato. La sedentarietà è un fattore controproducente perché favorisce il progredire della patologia. Il movimento costante quotidiano è importante nel percorso di riabilitazione del paziente bronco-pneumopatico cronico.
Il ricorso ai farmaci broncodilatatori, terapia di riferimento per il trattamento della BPCO, è fondamentale per aiutare il paziente a mantenere un’attività motoria quotidiana.
Ne abbiamo parlato insieme al professor Onofrio Resta, Ordinario di Malattie dell’Apparato Respiratorio, Università di Bari e Responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Pneumologia, Policlinico Bari.
“Dallo studio Shine – conferma il professor Resta – emerge che la monosomministrazione giornaliera della co-formulazione indacaterolo/glicopirronio, porta, rispetto al trattamento standard con tiotropio, a un incremento di 16 giorni liberi da sintomi nell’arco di sei mesi, durante i quali i pazienti sono in grado di svolgere le loro abituali attività quotidiane”.
Un trattamento efficace, dunque?
“Questo risultato è davvero molto importante: significa trascorrere un mese in più di vita ogni anno in cui è possibile svolgere la normale attività fisica, migliorando il tono muscolare, potendo riprendere la vita sociale e uscire dall’isolamento”.
Un mix di farmaci, dunque, confermati da studi scientifici che confermano la bontà dell’azione sinergica della co-formulazione indacaterolo/glicopirronio, la prima costituita da due broncodilatatori a lunga durata d’azione, rende possibile nei pazienti una buona performance fisica e ha le potenzialità per diventare un’opzione terapeutica di riferimento nel trattamento della BPCO.
E’ ancora Onofrio Resta a spiegare meglio il funzionamento di queste molecole, da poco utilizzate insieme.
“Le molecole indacaterolo e glicopirronio – spiega – già utilizzate singolarmente, agiscono con meccanismi d’azione differenti e complementari tra loro. Potere disporre, per la prima volta, di questi principi attivi, in un’associazione fissa, in un unico device e con un’unica erogazione quotidiana, non potrà che avere un impatto migliorativo sulla qualità di vita del paziente.”
Conclude Resta con un appello: poter monitorare al meglio questa patologia permette di teneerla sotto controllo ed evitarne i peggiori percorsi.
“Grazie soprattutto alla modalità di somministrazione sarà possibile incidere significativamente sulla compliance; aderire meglio alla terapia porterà ad un controllo migliore della progressione della patologia con una conseguente riduzione delle riacutizzazioni.”











