Con la gravissima accusa di sfruttamento di manodopera approfittando dello stato di bisogno è stato arrestato e messo ai domiciliari dai Carabinieri un imprenditore agricolo di Nardò, Antonio Leopizzi.
Secondo la ricostruzione dei fatti avrebbe sfruttato il lavoro nei suoi campi di 5 tunisini, tutti monoreddito e con famiglie a carico, costringendoli a lavorare anche per 10 ore di fila e pagandoli la miseria di 1 euro e 40 centesimi per ogni quintale di angurie raccolte.
Sono stati i carabinieri di Gallipoli a documentare lo sfruttamento con ripetuti servizi di osservazione, controllo e pedinamento, con video e foto, raccogliendo anche le dichiarazioni dei braccianti.
Gli operai avevano prestato ininterrottamente attività lavorativa per la raccolta angurie dal 17 giugno sino al 2 luglio. Questo in violazione dei contratti collettivi nazionali e territoriali, non rispettando peraltro l’ordinanza sindacale del comune neretino, in virtù della quale è proibito lavorare sui campi agricoli dalle ore 12:30 alle ore 16:30 dal 21 giugno al 31 agosto.
Il sindaco di Nardò Pippi Mellone ha così commentato la notizia: “Ho appreso dell’arresto, come sempre abbiamo fiducia nel lavoro di magistratura e forze dell’ordine e a loro ci rimettiamo. È utile ricordare in questo momento che da metà giugno è attivo il campo di accoglienza per lavoratori migranti presso Masseria Boncuri con 320 posti letto, docce e bagni gestito dalla associazione di Protezione Civile “Misericordia”. Il campo è aperto ai lavoratori del settore agricolo con contratto o iscritti in tale categoria presso il centro per l’impiego. Attualmente sono ospitati 202 braccianti. Dal 21 giugno è operativa, peraltro, l’ordinanza sindacale anticaldo che vieta il lavoro nei campi nelle ore più calde (dalle 12:30 alle 16:30) durante la stagione estiva. Un altro atto di buon senso che ha riscosso il plauso di tanti. Con la creazione del campo nell’agosto del 2017, grazie all’impegno della Regione Puglia e del presidente Michele Emiliano, Nardò è divenuto modello virtuoso ed esempio a livello nazionale”.
“Questa, insomma – sototlinea Mellone – è una città che in questi tre anni si è decisamente scrollata di dosso marchi infamanti. Ben venga, dunque – auspica Pippi Mellone – qualsiasi attività investigativa a tutela di Nardò, della credibilità che è stata faticosamente riguadagnata e di coloro che lavorano nel rispetto delle regole”.











