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Autorizzazione a procedere per il pc di Siri. Ci troveranno le serie Netflix?

Cosa spera di trovare la procura di Milano intrufolandosi negli uffici e nei dispositivi del Senatore Siri e del suo capo di segreteria? I pm Ruta e Spadaro titolari dell’inchiesta sul presunto autoriciclaggio dell’ideologo della Flat Tax, hanno incluso anche Marco Luca Perini tra gli indagati, giovane ex capo di Gabinetto dell’ex Sottosegretario ai Trasporti.

La pietra dello scandalo sarebbero due mutui concessi da una banca sanmarinese per un totale di un milione e 350mila euro. Il primo di 750mila euro ottenuto da Siri lo scorso 16 Ottobre, e l’altro imputabile al marzo di quest’anno, riconducibile alla Tf Holding, società che gestisce due bar a Milano e che – ha la colpa di essere stata presentata ai funzionari dell’istituto di credito da Marco Perini.

Al di là delle ricostruzioni tecniche ormai in pasto alla stampa, al tasso d’interesse, alla durata del mutuo o delle garanzie in essere, il punto è quale sia il reato e chi lo avrebbe commesso.

La banca ha preso una posizione inequivocabile: “La stipula del mutuo ad Armando Siri non ha determinato alcun tipo di danno all’istituto: la sua incidenza si attesta allo 0,17% del totale dei crediti concessi. Senza alcuna intermediazione politica, la banca ha accordato a Siri un mutuo allo scopo di acquistare un fabbricato da mettere a reddito; ad oggi, non v’è̀ alcun elemento che lasci presumere una minor capacità̀ di rimborso da parte di Siri. Sul piano patrimoniale, la banca presidia quotidianamente tutte le proprie ragioni di credito”.

Sul piano individuale e personale, stiamo costruendo una Repubblica in cui un personaggio pubblico non ha facoltà di fare acquisti, operazioni finanziarie ed immobiliari, gestire i propri affari famigliari, dare una mano ai figli, che subito s’alimenta un plotone d’esecuzione che surclassa le istanze giuridiche, e finisce in pasto ad un sistema mediatico che ti mitraglia senz’appello.

Il Senatore Siri è stato “licenziato” da Sottosegretario, hanno inerpicato profondamente il suo percorso politico e le battaglie che porta avanti da anni, il suo capo di segreteria, ricordiamolo un ragazzo dell’89, viene raggiunto negli uffici, nella propria dimora, per setacciare pc e telefonini, viene “spogliato” e “violentato” quasi fosse un boss di mafia.

Ci scandalizziamo se un soggetto subisce un bendaggio in caserma, dopo ch’è stato probabilmente capace di accoltellare per 11 volte un carabiniere, ed è normale anzi meritorio che delle persone – sino a prova contraria “per bene”, vengano massacrate su tutti media, venga pregiudicata la carriera, e qualora tutta questa panna montata dovesse sgonfiarsi, a chi ci si dovrà rivolgere per i danni causati da un’inaudita demolizione reputazionale?

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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