Con la caduta dell’Impero romano d’Occidente, la Puglia fu sconvolta da una serie di guerre che interessarono Bizantini, Goti, Longobardi e Saraceni, tutti desiderosi di conquistare l’egemonia nella nostra penisola e sul territorio.
Dapprima l’Italia fu conquistata dai Goti di Teodorico che ne detennero il controllo fino al 553, quando, a seguito di una guerra voluta da Giustiniano I per riconquistare le terre occidentali un tempo appartenute a Roma, i bizantini procedettero alla conquista dell’intera penisola e quindi anche della Puglia. Durante la guerra, furono distrutte e depredate città come Arpi ed Herdonia, mentre Taranto fu trasformata in un forte presidio.
Nel 568 fu invece la volta dei Longobardi di re Alboino.
I Longobardi erano un popolo di guerrieri di origine germanica, guidato da un’aristocrazia di cavalieri e da un re, il cui titolo non era dinastico, ma elettivo: la sua elezione si svolgeva nell’ambito dell’esercito. Alla base della piramide sociale c’erano i servi, che vivevano in condizioni di schiavitù; mentre, in una posizione intermedia, si trovavano gli “aldii”, che, pur avendo limitata libertà, godevano di una certa autonomia in ambito economico.
Al momento dell’invasione dell’Italia, i longobardi erano suddivisi in “fare”, cioè raggruppamenti familiari con funzioni militari, che servivano a garantire la coesione durante i grandi spostamenti. A capo di ogni fara c’era un duca.
Le fare si insediarono nel nostro territorio, ripartendosi tra gli insediamenti fortificati già esistenti e, in una prima fase, respinsero ogni commistione con la popolazione di origine latina o con i concorrenti Bizantini, arroccandosi a difesa dei propri privilegi e dei loro tratti originari: la lingua germanica, la religione pagana o ariana, il monopolio del potere politico e militare.
Certo è che l’irruzione dei Longobardi sulla scena italiana sconvolse i rapporti sociali della Penisola: la maggior parte del ceto dirigente latino (i nobiles) fu uccisa o scacciata, mentre i pochi scampati dovettero cedere ai nuovi padroni un terzo dei loro beni.
Con il radicarsi dell’insediamento longobardo in Italia, il potere divenne territoriale, e si articolo’ in ducati: quello di Benevento fu tra i più importanti e ne faceva parte anche la Puglia.
Gli “sculdasci” governavano i centri più piccoli, mentre i “gastaldi” di nomina regia amministravano la porzione dei beni assegnati.
Col tempo, una volta stabilizzata la propria presenza in Italia, nella struttura sociale del popolo longobardo, iniziarono a manifestarsi segnali di evoluzione, registrati soprattutto nell’Editto di Rotari (643). L’impronta guerriera lasciò progressivamente il passo a una società differenziata, con una gerarchia legata anche alla maggiore o minore ampiezza delle proprietà fondiarie. Anziché in fortificazioni più o meno provvisorie, i Longobardi si insediarono nelle città, nei villaggi o anche in fattorie indipendenti (curtis) e, con il passare del tempo, anche i tratti di segregazione andarono stemperandosi, soprattutto grazie ad un parallelo processo di conversione al cattolicesimo.
L’arrivo dei Longobardi in Italia e la nascita del ducato di Benevento, provocarono un mutamento nell’assetto politico della Puglia, dove la presenza bizantina si ridusse alle zone costiere e alla penisola salentina. Tuttavia, i Longobardi non possedevano una flotta e non riuscirono quasi mai ad espugnare le città costiere pugliesi: nonostante gli sforzi, Siponto, Otranto, Gallipoli, Brindisi e Taranto rimasero sempre saldamente in mano bizantina.
Il duca Arechi, preso atto dell’impossibilità di guadagnarsi uno sbocco sul mare, stipulò, nel 605 d.C., una tregua con i Bizantini, durata poi a lungo.
Le dispute in Puglia fra Longobardi e Bizantini ripresero intorno alla metà del secolo VII, dapprima per il controllo del santuario di San Michele (cui i longobardi erano particolarmente devoti) sul Gargano, successivamente nella primavera del 663 d.C. per la spedizione di Costante II.
Questi voleva fortemente limitare il raggio d’azione del ducato di Benevento sulla Puglia e sbarcò a Taranto con un esercito numeroso, liberando la regione dalla presenza longobarda e puntando successivamente alla conquista di Benevento. Ma il suo omicidio, avvenuto a Siracusa nel 668 d.C., e soprattutto l’abbandono della politica militare da parte dei suoi successori, permise ai Longobardi di recuperare i territori precedentemente occupati in Puglia.
Essi manterranno il controllo del territorio fino alla definitiva conquista bizantina avvenuta negli ultimi decenni dell’800.
I longobardi hanno lasciato in Puglia diverse testimonianze del loro passaggio, a cominciare dai castelli che un tempo si ergevano imponenti a difesa delle terre e dei possedimenti di duchi e gastaldi (vedi l’ormai distrutto castello di Canosa, o quello suggestivo di S.Agata di Puglia).
Ma non va dimenticata neanche la Via Sacra Langobardorum (Via Sacra dei Longobardi), un antico percorso che attraversava i territori di dominazione longobarda, unendo il santuario di Mont Saint Michel in Francia con quello di San Michele Arcangelo a Monte Sant’Angelo, nel foggiano.
La Via Sacra Langobardorum fu uno degli itinerari maggiormente percorsi dai pellegrini, insieme a quello verso il santuario di Santiago di Compostela, alle Tombe degli Apostoli in Roma e al Santo Sepolcro in Terrasanta e il suo tracciato è scandito da cappelle votive e ricoveri per pellegrini, alcuni dei quali sono oggi diventati illustri abbazie, come quelle di San Giovanni in Lamis o San Leonardo di Siponto.











