Se lo saranno chiesto in tanti, in questo sudato agosto di isterici schemi di Governo, cambi di maggioranza e colpi di scena. Il vero dubbio che attanaglia gli elettori è se Matteo Salvini sia un fine stratega politico od un fessacchiotto dato in pasto alla vasca di squali.
Difficile rispondere a questa domanda, difficile perché Salvini ha dimostrato grande carattere politico nel risollevare le sorti di un partitino del 3% portato al 30% e oltre secondo sondaggi, mentre nel frattempo da Ministro dell’Interno ha puntato a l ungo l’indice sul business dei soldi facili sulla pelle dei migranti.
È diretto ed impulsivo. Forse un eccesso di pathos o buona fede gli ha teso la trappola fatale alla tappa verso il voto.
Il leader della Lega ha confidato erroneamente nel PD, ha creduto che Zingaretti fosse realmente il Segretario di quel partito e che avrebbe invocato le urne come l’ovvietà comanda.
Pensateci bene, con Forza Italia a pezzi, Fratelli d’Italia ininfluente, la Lega ai massimi ed il M5S azzoppato, chi altri avrebbe guadagnato dal ritorno al voto popolare? Nessun altro se non il Partito Democratico, dato al 7-8% in più rispetto alle scorse votazioni, e con la prima vera unzione popolare per Zingaretti che così facendo avrebbe convalidato la sua leadership e fatto fuori le truppe recalcitranti in Parlamento.
Il punto è che quelle truppe, 60 deputati e 40 senatori circa, sono in mano a Matteo Renzi, e soprattutto, sanno fare i conti con il destino cinico e baro della non-rielezione. Non un bell’affare, vero?
Cosicché il “Senatore semplice di Scandicci” torna protagonista. Renzi è il primo a parlare, ad esporsi, con il Segretario mansueto, zitto, silente, che non scatta dalla sedia come il Fini di un tempo ad inveire: “Ma chi sei? Perché parli a nome del partito? Accomodati fuori se non segui la linea!”
Il Carroccio è scivolato su Zingaretti, un uomo messo lì di facciata, che non ha trovato nemmeno la dignità politica per rimettere il proprio ruolo nelle mani del partito, dopo aver denunciato l’impossibilità d’essere il cocchiere di cavalli che vagano per altre strade.
A quel punto Salvini s’è trovato col cerino in mano, via sette Ministeri e la colpa di questa situazione, col j’accuse urbi et orbi d’essere il responsabile del plausibile aumento dell’IVA. Buffonata mediatica per incipriare gli unici veri fautori di questo stallo, i poltronari.
Nel frattempo però che fa il popolo di questo Paese? Poco o nulla. Ha finito le vacanze, è rientrato dalle ferie e s’accinge a tornare in ufficio. Guarda il TG, magari un po’ imbronciato, corruga la fronte, e riprende le proprie quotidiane attività. A che serve urlare lo scandalo, se nessuno lo vede?
Matteo Salvini ha peccato di ingenuità ed ha agito a cuore aperto. Ora si ritrova pieno di coraggio, pieno di voti teorici su un cloud di cui non ha più la password d’accesso.
Con le prossime elezioni già sullo sfondo. Che saranno quelle regionali, a A meno che Conte non rifiuti l’incarico o che questo non duri che pochi mesi. Allorché, di nuovo, la storia si riscriverebbe, e vivremmo altri scenari.











