Si è conclusa con il consueto bilancio positivo “Di voce in voce”, la kermesse che da 11 anni celebra la musica popolare della nostra regione andando alle radici del canto. I Radicanto appunto, gruppo musicale creato da Giuseppe De Trizio, compositore, arrangiatore, chitarrista, e “ricercatore” proprio di quelle “radici” alle quali il gruppo si ispira. E in proposito a lui piace citare Mahler, quando afferma che “coltivare la tradizione vuol dire alimentare un fuoco, non venerarne le ceneri”.
Anche quest’anno la manifestazione, che dal 2006 si svolge al Teatro Traetta di Bitonto, si è sviluppata nell’arco di tre giorni. L’inaugurazione è toccata al Trio “Real…mente Napoli”, con un omaggio alla canzone partenopea, e allo spettacolo “Il deserto è la neve” dedicato al tema della pace e della interculturalità; il secondo giorno si sono esibiti il salentino Claudio Prima, voce e organetto, e il flautista Enrico Fink che ha trattato la tradizione ebraica italiana. Si sono poi accese le luci della ribalta dell’ultima serata e ad introdurla sono stati due videoclip: il primo relativo a “La gatta masciara” tutto animato, “illustrato” dai disegni di Luigia Bressan; il secondo dedicato a “Lu bene mio”, girato direttamente sul palco del Traetta con una coppia di ballerini sotto la regìa di Marco Agostinacchio.
Sulla scena è poi salita Chiara Casarico, attrice, regista, cantante e scrittrice, nata il 1968, anno di grande rilevanza culturale (e politica). Ed è proprio sul ‘68 che è incentrato lo spettacolo. E’ un excursus dai toni semiseri sulle mutazioni della società negli anni ’60. Fatti ed episodi personali si mescolano alle contraddizioni sociali e alle novità dure da accettare: il Concilio, Don Milani, l’aborto, il divorzio, gli slogan, la legge Basaglia, il Concilio, Don Milani, gli anni di piombo, ma anche i vinili, le Polaroid, la musica, il rock. I testi letti e interpretati sono opportunamente intervallati dalle canzoni italiane di quel periodo: “Pietre”, “La bambola”, “Dio è morto”, “Che colpa abbiamo noi” che da il titolo allo spettacolo.
Ed ecco i Radicanto sulla scena nella formazione che ha preso corpo negli ultimi anni: Giuseppe De Trizio chitarra, Maria Giaquinto voce, Adolfo La Volpe chitarre, Francesco De Palma percussioni.
Ed ecco le canzoni del loro ultimo disco uscito il 13 settembre, “Le Indie di quaggiù”, altra perla che si aggiunge a una collana di altre dodici. Le composizioni seguono con estrema coerenza il discorso cominciato più di 20 anni fa, cercando e scegliendo canzoni e storie della canzone popolare e applicandovi nuovi arrangiamenti che le avvicinano alla musica contemporanea. E come sempre ci sono doverosi omaggi a chi negli anni ha scritto pagine stupende di musica popolare.
Le “Indie” perché? perchè così i Gesuiti chiamavano le terre del nostro Sud nel corso dei loro viaggi. Alle radici del canto si trovano i motivi tradizionali “Fronni d’alija”, “La fortuna”, “La pizzitana”, “Cori Miu” e “La procidana”, quest’ultima del repertorio di Concetta Barra. E poi i tributi: ad Andrea Parodi (“Soneanima”), ad Alfio Antico (“Silenzio d’amuri”), a Domenico Modugno (“Lu pisci spada”), a Matteo Salvatore (“Lu bene mio”). La voce della Giaquinto ha raggiunto una maturità che stupisce, completamente calata nella sua materia sonora; Adolfo La Volpe è un eccellente musicista che passa con disinvoltura dalla chitarra portoghese all’oud e alla chitarra elettrica; De Palma sostiene in maniera puntuale la parte ritmica al cajon o al tamburello; De Trizio alla chitarra organizza e dirige il suono che lui stesso ha lucidamente orchestrato e formato nella mente. In perfetta sintonia sono anche i brani originali come “La gatta masciara” (Giaquinto) e “La monachella” e “Sesamo” di De Trizio. I Radicanto si possono considerare a pieno titolo una delle eccellenze di Puglia.
Il disco “Le Indie di quaggiù” è stato prodotto da Arealive con il contributo di Puglia Sounds.




















