Si è riunito questa mattina a Foggia il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica convocato dal prefetto, alla presenza dei ministri dell’Interno e dell’Agricoltura, Luciana Lamorgese e Teresa Bellanova e del Presidente della Giunta regionale Michele Emiliano, il capo della polizia di Stato, Franco Gabrielli, il prefetto Michele Di Bari, il capo del dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione.
Un incontro necessario per fare il punto della situazione sulla criminalità organizzata che in tutto il territorio foggiano sta dando vita a sanguinose ed annose faide, con uno sguardo attento anche alla situazione del caporalato ed ai mezzi in campo per contrastare il fenomeno criminale a metà tra lo sfruttamento del lavoro, soprattutto dei lavoratori stagionali immigrati, e la prevaricazione di qualunque diritto del lavoratore, soprattutto nei cosiddetti ghetti sparsi un po’ in tutto il territorio.
Per la lotta al caporalato “stiamo adottando tutti gli strumenti e due sono strumenti di legge che porteremo in Parlamento già all’inizio dell’anno: sono contro le aste al massimo ribasso e contro le pratiche sleali“. Questo è il commento del ministro Bellanova, che poi aggiunge: “Le metteremo in discussione in Parlamento, sono strumenti che vanno dati nella disponibilità del settore e nella disponibilità delle imprese sane”.
“Non esistono filiere sporche – ha spiegato – e lo voglio dire qui nella prefettura di Foggia. Tutte le filiere sono filiere pulite. Ci sono imprese che praticano azioni illegali e che vanno combattute contrastate e punite. Ma non esistono filiere sporche perché altrimenti il messaggio che passa non è quello utile e necessario, ovvero che ci deve essere un’alleanza tra i lavoratori e le imprese sane”.
Il riferimento è chiaramente alla filiera del pomodoro, troppo spesso vista come criminale a prescindere. Sono, invece, le azioni illegali a fare di un settore agricolo un luogo dove si annida illegalità e malaffare.
“Il problema fondamentale è sicuramente il fenomeno del caporalato che si può risolvere: nulla è invincibile”. Lo ha assicurato la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese.
Si, ma come fare per risolvere il problema e contrastare con efficacia il fenomeno?
“Ci siamo dati degli obiettivi – ha sottolineato Lamorgese – abbiamo stabilito un programma di interventi su questo territorio che ci vedranno qui nuovamente a febbraio – ha precisato il ministro -. Ci sono delle misure che dobbiamo adottare anche per il superamento di questi centri (i ghetti dei migranti, ndr) dove vanno coloro che arrivano in Italia. Dobbiamo valutare l’ipotesi di far venire, anche per un periodo limitato, queste persone regolarmente in Italia, per svolgere questo tipo di lavoro, per poi consentire loro di tornare nei paesi di origine”.
“Utilizziamo – ha detto Michele Emiliano – i fondi europei, nazionali e regionali per migliorare l’accoglienza dei lavoratori che ogni stagione arrivano a Foggia e in altre parti della regione per contribuire alla ricchezza che proviene dalla coltivazione dei campi. Ci sono già 850 posti nelle foresterie realizzate dalla Regione Puglia che sono luoghi dignitosi e attrezzati per ospitare i lavoratori dell’agricoltura, ma non ci fermiamo: stiamo per far partire altre due foresterie con 160 posti complessivi. Saranno così cinque centri: casa Sankara-Fortore a San Severo, Lesina e Poggio Imperiale, oltre a Nardò e Turi”.
“L’emergenza – ha sottolineato Emiliano – derivante dagli incendi negli agglomerati tra San Severo e Rignano sarà tamponata con interventi con materiali di protezione civile, ma sappiamo che si dovrà andare avanti: la Regione conferma l’impegno per l’integrazione sociale in favore di stranieri titolari di status, rispondendo alle esigenze di abitazioni e di sussistenza, promuovendo anche corsi per l’apprendimento della lingua italiana, la formazione professionale, e strutturando i programmi di assistenza socio-sanitaria. E confermiamo l’immediata disponibilità a finanziare ulteriori strutture di accoglienza come le foresterie, in collaborazione con le amministrazioni locali”.











