Il 28 dicembre del 1897 debutta al Théâtre de la Porte Saint-Martin di Parigi la celebre commedia Cyrano de Bergerac, di Edmond Rostand, con Coquelin Ainé nei panni del protagonista, ispirata alla figura storica di Savinien Cyrano de Bergerac, uno dei più importanti scrittori del seicento francese, precursore della letteratura fantascientifica.

La storia di Cyrano, il giovane poeta e spadaccino afflitto dal complesso del naso ingombrante, non è solo una favola che si limita a mettere in discussione le apparenze o i canoni estetici dell’essere umano, ma è una storia che racconta molto di più. Una struggente favola in cui l’amore ha un valore immenso, tanto da sacrificare e celare se stessi, avendo come scopo la felicità dell’altro.

Il poeta protagonista, per via del suo complesso e per paura di essere rifiutato, non riuscì mai a dichiarare il proprio amore a quella donna, la bella Rossana a sua volta innamorata del suo spasimante Cristiano, uomo affascinante ma povero d’animo. E purtroppo, come accade spesso anche nella vita reale, quando è troppo tardi, Cyrano confessa in punto di morte il suo amore.

Ma i veri eroi sono quelli che, seppur apparentemente sconfitti nella dura realtà, lasciano segni indimenticabili. La geniale temerarietà del protagonista insieme alla sua fiera esistenza, vissuta pericolosamente senza mai piegarsi alla mediocrità e alle convenienze, ne fanno un autentico eroe romantico e un personaggio moderno.

Il Cyrano è una storia attuale che fa riflettere sul valore della sconfitta, intesa non sempre come accezione negativa, soprattutto al giorno d’oggi dove i complessi estetici sono amplificati, unitamente all’ansia e alla paura di non essere i primi in tutto. Ma non solo, Cyrano s’incarna in tutti quelli che, incompresi e per paura, celano i propri sentimenti, ma che in realtà hanno tanto amore da offrire. Per questo il singolare spadaccino continua a rimanere una figura immortale, per la sua immensa profondità e attualità, in un periodo storico come il nostro in cui è facile assistere alla mercificazione dei corpi e al tentativo di uniformarsi allo stereotipo vincente.

L’opera di Rostand tradotta, adattata e interpretata innumerevoli volte, continua con successo a calcare le scene teatrali di tutto il mondo ed è grazie all’eccezionale trionfo di pubblico e critica che il regista venne insignito della Legion d’onore ed eletto membro dell’Académie française.

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Roberta Lobascio
Classe '90,laureata alla magistrale di scienze dell'informazione e editoriale. Appassionata di giornalismo: dal 2015 collabora con varie testate locali e blog culturali. Da sempre sostenitrice dell'informazione corretta, contro ogni manipolazione.