A Bari arriva World Press Photo Exhibition 2025. Il mondo visto in 144 scatti

Torna a Bari per la 12^ volta la più importante mostra internazionale di fotogiornalismo. Protagonista è la fotografia come istantanea che vale come documento: il giornalismo per immagini che rapidamente da’ notizie eloquenti, lasciando ogni commento a chi guarda. Basta infatti una frazione di secondo per immortalare un momento che diventa un pezzo di storia. E sono proprio le storie a raccontare ancora una volta i grandi temi del contemporaneo, quelli raccolti dagli scatti della World Press Photo Exhibition 2025. L’esposizione, che è ospitata nella Sala del Colonnato del Palazzo della Città Metropolitana, è stata inaugurata il 16 ottobre e chiuderà i battenti l’8 dicembre.

World Press Photo Exhibition 2025, 144 scatti selezionati su quasi 60mila

La mostra organizzata da Cime, da quest’anno Brand Ambassador Italia e tra i maggiori partner europei della Fondazione World Press Photo di Amsterdam, presenta questi lavori, vincitori della 68ª edizione del concorso, e firmati per le maggiori testate internazionali, come New York Times, Washington Post, Der Spiegel, Time, le agenzie France Presse, Associated Presse, Reuters144 scatti selezionati tra 59.320 fotografie candidate da 3.778 fotografi provenienti da 141 paesi di tutto il mondo. Immagini che offrono una panoramica sul presente e consentono di effettuare un viaggio critico tra le principali questioni protagoniste del contemporaneo: dai conflitti alla crisi climatica, dalle migrazioni ai diritti sociali e civili.

Il contest è pensato per offrire un racconto globale del contemporaneo attraverso l’ormai collaudata divisione geografica: Africa, Asia, Europa, Nord e Centro America, Sud America, Sud-est asiatico e Oceania. Per ciascuna delle sei aree geografiche, una giuria ha decretato sette vincitori ’regionali’. È stata poi competenza di una giuria globale scegliere la World Press Photo of the Year, l’attesissima foto dell’anno. Novità di questa edizione la decisione di premiare altre due foto finaliste. Presidente della giuria globale per questa edizione è stata l’italiana Lucy Conticello, direttrice della fotografia per M, il magazine di Le Monde, per la quale “il Contest rappresenta un importante riconoscimento per professionisti che lavorano in condizioni difficili ed è il riassunto dei principali avvenimenti internazionali”.

Nata ad Amsterdam nel 1955, World Press Photo Foundation indìce annualmente il prestigioso concorso di fotoreportage: dopo l’annuncio dei vincitori di ciascuna categoria organizza la mostra itinerante che viene allestita in oltre 120 città, in 50 Paesi del mondo.

Accogliere questa mostra nella Sala Colonnato non è solo un onore istituzionale – ha dichiarato il sindaco Vito Leccese – è un atto civile, perché questo luogo, che appartiene a tutta la comunità, oggi si apre a un racconto collettivo del mondo: guerre, migrazioni, speranze, diritti, paure, resistenze. Tutto ciò che definisce la nostra umanità. La fotografia, quando è vera, ci chiede responsabilità, empatia, memoria. Bari e la sua Città metropolitana vogliono essere uno spazio dove le fotografie interrogano e la cultura diventa forma di partecipazione e coscienza».

«Quest’anno celebriamo il 70° anniversario della Fondazione World Press Photo – ha commentato Vito Cramarossa, Direttore di CIME – La World Press Photo Exhibition è una testimonianza preziosa del nostro tempo: ci aiuta a comprendere la complessità del mondo e a orientarci nel flusso continuo di immagini e informazioni che ci attraversano ogni giorno.»

Le foto premiate

Le foto sono per la maggior parte immagini di dolore e sofferenza, reportage di guerra, migrazioni, soprusi e violenze. E se questo è il nostro mondo c’è poco da esserne fieri.

La vincitrice assoluta del 2025 è la fotografa palestinese Samar Abu Elouf, con uno scatto realizzato per il The New York Times: una foto che ritrae Mahmoud Ajjour, un bambino di 9 anni rimasto gravemente ferito nel corso di un attacco israeliano a Gaza a marzo del 2024, “una foto silenziosa che parla con forza: la storia di un singolo bambino, ma anche di una guerra più ampia” (Joumana El Zein Khoury, direttrice esecutiva). 

Due i fotografi selezionati come finalisti: il reporter nordamericano John Moore con la fotografia Night Crossing, e il sudamericano Musuk Nolte, premiato con lo scatto Droughts in the Amazon.

Per l’Italia è stata premiata Cinzia Canneri, toscana, per la categoria Long Term Project , che ha firmato per Association Camille Lepage un progetto di reportage dal titolo Women’s Bodies as Battlefields (I corpi delle donne come campi di battaglia), progetto che ha ‘preso il via nell’ormai lontano 2017.

«La fase finale del progetto – ha spiegato l’autrice presente all’inaugurazione – si è concentrata sulla costruzione di significati che considerano il corpo non più solo come simbolo di ferite inflitte, ma anche come emblema della forza che nasce dalla cura, dalla resilienza e, quando necessario, dalla resistenza e dalla lotta».

Non si può non sottolineare l’importanza della libertà di stampa, per la quale sono morti e continuano a morire giornalisti e fotoreporter (vedi le guerre nella striscia di Gaza e in Ucraina): senza di essa si spegne la luce dell’informazione e della democrazia.

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