ROMA (ITALPRESS) – È un’estate da record negativo per le Alpi e per i loro ghiacciai. Temperature elevate, poca neve e lo zero termico stabilmente sopra i 4.800-5.000 metri stanno accelerando la fusione e rendendo la montagna sempre più instabile.
A lanciare l’allarme è Legambiente, con la settima edizione della Carovana dei ghiacciai, che quest’estate ha monitorato sette ghiacciai simbolo lungo l’arco alpino. Il bilancio è preoccupante: tutti arretrano e aumentano crolli, colate detritiche e deformazioni delle morene.
Dall’inizio dell’anno alla fine di agosto, le regioni alpine sono state colpite da oltre 70 eventi meteo estremi.
Tra i casi più significativi, l’Adamello, il più grande ghiacciaio delle Alpi italiane, ha perso 265 metri di fronte in appena tre anni. Il ghiacciaio dei Forni, invece, dall’inizio del secolo è arretrato di circa 3 chilometri e nelle giornate più calde può perdere fino a 10 centimetri di spessore.
E il problema non riguarda solo la montagna: la fusione dei ghiacci incide direttamente sulla disponibilità d’acqua a valle.
Per Legambiente servono ora politiche di mitigazione e adattamento, monitoraggi continui e una governance europea dei ghiacciai e delle risorse idriche.
mgg/gtr/col
Alpi, ghiacciai sempre più in crisi

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