Il 1° marzo di dieci anni fa ci lasciava Lucio Dalla, piccolo grande uomo dalle mille idee e dai molteplici interessi artistici, lasciando una grande eredità culturale ma nessun erede. Sicuramente un segno, questo, di originalità creativa, difficile da imitare, o comunque da riprendere e sviluppare. Quale occasione migliore per realizzare una mostra a lui dedicata per mantenerne viva la memoria, anche se essa vive freschissima attraverso le sue innumerevoli canzoni!?
La mostra, “Anche se il tempo passa”, è stata organizzata a Bologna a cura di Alessandro Nicosia del C.O.R. (“Creare Organizzare Realizzare”) e della Fondazione Lucio Dalla: occupa uno spazio espositivo di 1000 mq che, per certi aspetti, è risultato anche angusto. Ovviamente di Lucio viene ripercorsa tutta la vita e la carriera. E la sua carriera comincia in tenera età quando si esibisce per 5 anni, ballerino prodigio, in coppia con Marzia Vaccari nella compagnia di operette “Primavera d’arte”. L’Italia è uscita dalla guerra e i fermenti culturali ed economici della ripresa sono terreno fertile per generare ottimismo. “Briciola”, questo il soprannome che viene affibbiato a Lucio, rimane orfano di padre a 7 anni; la madre Jole Melotti, sarta e “modista”, organizza sfilate di moda, anche in quel di Manfredonia. Ed è proprio lì che nasce l’amore per la nostra Puglia e le isole Tremiti. Le foto in bianco e nero esposte ci mostrano il bambino/ragazzino sulle spiagge di Manfredonia e Siponto.
E sempre il b/n si sviluppa la sua storia artistica degli inizi: la passione per il clarinetto, che volle studiare da autodidatta nonostante la madre lo avesse mandato a lezione, per il jazz (col suo primo gruppo “Second Roman New Orleans Jazz Band”) e poi l’approdo al pop con i “Flippers”, per canzoncine poco significative che si sono disperse nel tempo. Ci pensa Gino Paoli a tirarlo fuori e a dargli fiducia spingendolo alla carriera solista. Possiamo dire che da allora, soprattutto da quella “4 marzo 1943” del 1971 (scritta a piene mani con Paola Pallottino, terza al Festival di Sanremo), il suo talento conquista tutti i nostri palcoscenici e la critica lo consacra sull’altare dei cantautori migliori. Il resto della sua vita artistica, più o meno noto, scorre nelle varie sale della mostra fra cimeli e qualche curiosità: ad esempio l’annuncio di presunte nozze con l’amica pittrice Daniela Venturi dato dal settimanale di gossip “Novella 2000” nel 1991; o la laurea ad honorem in lettere conferitagli a Bologna nel 1999. E’ piacevole rivedere con divertente affetto i suoi abiti di scena, quasi tutti realizzati da Giorgio Armani, gli occhialini, gli zuccotti e i cappelli, quadri della sua casa regalati da amici artisti, le valige per i suoi viaggi, simbolo della sua continua ricerca interiore; e poi le copertine dei dischi, i dischi di oro e platino, alcuni presepi di cui era attento collezionista, il trenino che occupava una buona parte del pavimento del suo salotto, le locandine dei film a cui ha partecipato, dai più banali con Rita Pavone e Tony Renis a quelli più impegnati dei fratelli Taviani o con la Loren e Gassman. Ma la creatività di Lucio è inarrestabile e abbraccia il mondo dello spettacolo a 360 gradi: sconfina nel teatro (“Pierino e il lupo”, “The Beggar’s Opera) e nella lirica (rielaborazione della “Tosca” di Puccini). Il suo è stato un incessante lavoro di contaminazioni tra pop e lirica nella convinzione che anche opere minori possano recitare un ruolo importante nell’immaginario culturale. Da non dimenticare anche la sua attività televisiva (come “La bella e la bestia” con la Ferilli nel 2002 su Rai Uno).
Non mancano i riferimenti ai suoi numerosi amici come Valentino Rossi (a Lucio piaceva anche il motociclismo oltre al calcio), Alda Merini, Piera degli Esposti; gli incontri con Papa Woityla, il Dalai Lama; le collaborazioni artistiche, prima fra tutte quelle con lo scrittore Roberto Roversi, col quale realizzò tre album definiti fra i migliori della sua produzione. L’ultima sezione è dedicata alla sua Bologna, città natale;: Lucio Dalla si può definire a ragione ambasciatore della bolognesità. Altresì si possono vedere filmati di concerti e interviste su grandi schermi, accompagnati dalle canzoni più celebri.
La mostra è stata inaugurata il 4 marzo scorso (data non scelta a caso, ovviamente) e si sposterà a settembre a Roma. L’anno prossimo sarà a Napoli e Milano. Per ora si può visitare fino al 17 luglio al Museo Civico Archeologico nel centro di Bologna, e “nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino”.




















