“I partiti non percepiscono più i sentimenti delle persone della strada. Perché, tutti insieme, hanno fatto una politica che molte persone non vogliono più. Non vogliono che il Paese si trasformi al punto da avere un’invasione di massa di stranieri, non vogliono una politica monetaria dei tassi a zero che duri per anni. E adesso queste persone si sono difese con il voto.”
Parla così il leader dell’unico vittorioso movimento di questa tornata elettorale tedesca, Alexander Gauland a capo di Alternative für Deutschland (AfD), che per la prima volta nella storia supera lo sbarramento e porta 94 deputati nel Bundestag.
Un risultato clamoroso, se a questo aggiungiamo anche il calo di oltre 8 punti percentuali dell’indiscussa Merkel, e il minimo storico ottenuto dai socialisti dell’SPD di quel Martin Schulz che tanto odio fece covare in Silvio Berlusconi ed affezionati.
Il Paese che più ha tratto vantaggio dalla moneta unica, dalle politiche rigoriste, dalla stagflazione e che di fatto ha edificato una Unione ad immagine e somiglianza propria, si sveglia irritata e più Nazionalista del solito.
Sarà che gli escamotage alla lunga stancano, e i riflessi non sono stati pochi nell’Europa 2017: “Ora che siamo il terzo partito della Germania, questo governo che nascerà, qualunque forma abbia, dovrà vestirsi pesante. Gli daremo la caccia. Daremo la caccia a Frau Merkel, e ci riprenderemo il nostro Paese.” E i problemi abbondano: “Non vogliamo un’immigrazione illimitata né che l’islam assuma una posizione dominante. Concepiamo la Ue solo come mercato comune e non come una sorta di Stato che si sviluppi da esso e venga manovrato da Bruxelles. Infine pensiamo che l’euro sia stato concepito male sin dall’inizio e svantaggi i paesi più deboli come la Grecia e l’Italia.”
La morfologia del territorio, gli archetipi umani, l’elettorato, cibo, costume, industria e storia, rendono la Germania differente – come è ovvio che sia – dai Paesi del Sud Europa, ed anche le ricette per affrontare le criticità, sono ovviamente diverse.
Ma su un punto non c’è più dubbio, questa Europa non funziona più, né nello spirito né nella economia né nella burocrazia e né nella solidarietà. Ad oggi quando si criticava l’UE si facevano “i conti senza l’oste”, ora però che neanche il ristoratore vuol servire il minestrone unico, forse qualche tabù comincerà a crollare.











