Il mondo è bello perché vario? Mica tanto vero. C’è il bello ed il brutto, anzi il mostruoso.
Mostruoso è stato, infatti, il comportamento del 56enne di Santeramo in colle, recentemente rinviato a giudizio per uccisione e maltrattamento di animali. Aveva trasformato un campo, che occupava abusivamente, in un lager, dove ammassava cani, abbandonandoli senza acqua, rifugio, cure e con scarsissimo cibo, dato giusto per prolungarne l’agonia. Centinaia, forse migliaia, sono le povere bestiole morte tra il 2008 ed il 2014. Rischia una pena lieve – dai quattro mesi e mezzo ai ventisette – rispetto ai reati commessi; le pene, peraltro, sono state recentemente aumentate dal legislatore e, se incensurato, se la caverà con la sospensione condizionale della pena. Ben altro avrebbe rischiato se fosse stato in Nevada, dove un ventottenne tossicodipendente, per sevizie nei confronti di cani – ne ha smembrati sette – è stato condannato a scontare 28 anni di reclusione. A prescindere dal confronto, che fa del Nevada un Paese mille volte più civile ed evoluto del nostro, mi chiedo come sia stato possibile per il 56enne di Santeramo, per sei lunghi, anni fare tanto male, senza che nessuno l’abbia denunziato e fermato. Senza la denunzia dell’Enpa (Ente nazionale protezione animali), oggi avrebbe continuato a perpetrare le sue atroci gesta criminali.
Si ammazza, invece, per i suoi cani, che suoi non sono poi, o almeno non tutti, perché in maggioranza – 137 su 150 – del Comune di Bari, Anna Dalfino. Già first lady di questa città, Anna è la vedova di Enrico Dalfino, quel grande Uomo, splendido docente di diritto amministrativo, che fu Sindaco di Bari dall’11 agosto 1990 al 28 dicembre 1991. Suo il progetto dell’area metropolitana di Bari, solo per dirne uno, che Enrico concepì nel suo miglior periodo politico, allorchè fu segretario cittadino della DC. In quella circostanza ebbi la fortuna di essere chiamato dal mio maestro di diritto pubblico a collaborargli nel Partito assumendo la responsabilità di cultura e spettacolo. Potevo dire di no all’uomo che, in una estate assolata a Quasano, mi aveva svelato gli arcani misteri del diritto amministativo, facendomi dono di quelle chiavi di lettura che ti schiudono una visione a 360° del diritto?
Anna Dalfino, è fondatrice e Presidente dell’Aca Onlus, l’ente che gestisce appunto il bel canile comunale di Bari. Per un cinofilo come me, vedere i cani gestiti dall’Aca è bello da un canto, ma fa rabbia. Non perché un cane, non vaccinato, mi abbia contagiato, mordendomi (ne ho presi di morsi, quando addestravo i cani), ma perché non posso definire diversamente il mio violento risentimento, che è nato vedendo la situazione. I cani sono tenuti benissimo.
Alcuni, i più voraci, tendono all’obesità, segno inequivocabile che nelle ciotole del cibo, quotidianamente somministrato, non manca anche il superfluo. Anna, si toglierebbe e talvolta si toglie il pane di bocca (spendendo fino all’ultima lira della sua pensione), per far star bene quelle bestiole, che però soffrono tutte, in modo più o meno grave di infezioni cutanee. Ciò è da ascrivere, esclusivamente, alla pavimentazione delle gabbie del canile municipale. Per un terzo circa sono in cemento e coperte da tettoia. Lì ci sono le cucce. Gli altri due terzi dello spazio di quelle gabbie sono col pavimento in polvere di pietra o di tufo e scoperte.
Sono gabbie ampie, dove i cani anche se non si fa in tempo a farli uscire, comunque hanno spazio sufficiente per far movimento. Non c’è che dire, sono ben progettate, ma mal realizzate. Non vi è pendenza sufficiente, per cui quando piove l’acqua ristagna, anche per mancanza di griglie di scolo.
Oggi quella polvere non drena più e quando piove i cani sono costretti a dimorare in un acquitrinio inquinato melmoso inquinato dai loro stessi escrementi. Le dermatiti e le piaghe non si contano. I volontari fanno il possibile ed anche più, ma alzano impotenti le braccia di fronte all’impossibile. Pulire tra buche pericolose e pavimenti non consistenti è un’impresa.
Decaro, quando durante la campagna elettorale partecipò ad un incontro al canile municipale insieme al suo avversario Di Paola, lo battè sul tempo e tirò fuori dal cilindro del mago la soluzione: pavimento il pietra di fiume, porosa per natura, drena la pioggia, nella messa in opera rifare la pendenza ed incanalare l’acqua verso la recinzione esterna.
Bravo, prese l’applauso. E poi?
Se lo è scordato l’impegno assunto? Come ha scordato di accogliere l’invito di Anna e venire ieri a rendersi conto della situazione? Ho chiesto ad Anna come mai il veterinario incaricato dal Comune non interviene. Mi ha risposto: ma lui controlla solo i microcip per evitare che il comune paghi la retta per cani non più in vita.
Decaro, e non bastava per far solo ciò un vigile urbano e risparmiavi il costo dell’incarico?
Caro Sindaco, comincio a pensare che Gigi D’Alessio non è solo una tua passione, vi accomuna la scarsa memoria: tu, caro Sindaco, scordi di mantenere gli impegni assunti in campagna elettorale, finanche davanti ai mass media -attento, tu dimentichi, ma gli elettori no-, il tuo Gigi, rinviato a giudizio ieri per rapina, è stato il giorno prima iscritto nel registro degli indagati, per una piccola dimenticanza, aveva scordato di pagare il fisco per la modica cifra di un milione di euro.











