Bari ed i tifosi baresi piangono oggi la scomparsa di Biagio Catalano, una vita legata a doppio filo alla squadra della sua città: calciatore ed allenatore, grande attaccante (fra il ’56 e il ’65 andò a segno per 49 volte), alle spalle nella speciale classifica all-time dei cannonieri baresi di Gionatha Spinesi (52 reti fra il 1998 e il 2004) Mihaly Voros (54 reti fra il ’48 e il ’53) e Luigi Bretti (70 reti segnate fra il ’50 e il ’58). Una colonna della storia sportiva di Bari, dai pulcini alla prima squadra, con 10 anni sui campi da calciatore biancorosso (190 partite e 49 gol tra serie C, serie B e serie A). Poi una carriera tra Sampdoria, Mantova e Padova, con gli ultimi anni a calcare il campo del Martina Franca, in serie D. Ma la carriera di Biagio Catalano, scomparso nella serata di ieri a Bari, ha visto anche lunghi anni in panchina, come allenatore in seconda per vent’anni, dal 1979 al 2000.
Nato e vissuto nel quartiere Libertà di Bari inizia a giocare a calcio da bambino, sul campetto dell’istituto Redentore. Giocò nell’A.S. Bari fin dai pulcini, sotto la guida di Onofrio Fusco. Esordì in prima squadra a 19 anni con Federico Allasio nella stagione 1956/57 di serie B, durante la partita Simmenthal Monza-Bari vinta 1-0 dai biancorossi. L’esordio in massima serie arriva due anni dopo, nella stagione 1958/59, totalizzando 20 presenza e 5 goal. La promozione in Serie A conquistata nel campionato 1962/63 c’è la sua firma con 17 reti, arrivando terzo nella classifica cannonieri della Serie B. Nel 1979 è diventato l’allenatore in seconda del Bari di Antonio Renna, ruolo che ha ricoperto fino alla fine degli anni ’90.
“Il presidente Gianluca Paparesta – si legge sull sito ufficiale del Bari – e tutta la FC Bari 1908 si stringono attorno alla famiglia di Biagio Catalano”.











