Adesso sembra davvero tutto finito. I due imprenditori che si erano fatti avanti per salvare il Bari si sono tirati indietro. A meno che Giancaspro non estragga il classico “coniglio dal cilindro” il Bari è destinato a finire la sua corsa dopo 110 anni di storia. Ci sarebbero da trovare 3 milioni in un pugno d’ore. Missione quasi impossibile stando agli ultimi sviluppi.
Eppure ieri sembrava tutto definito. Le speranze di vedere risorgere per l’ennesima volta la società biancorossa erano più che vive. Con il passare delle ore però i due potenziali nuovi soci, che avrebbero dovuto salvare il Bari calcio, si sono resi conto di una situazione quasi drammatica delle casse del Bari. Fino ad arrivare alle 15.35 quando i bonifici verso Bari sono stati bloccati. Troppo poco il tempo, troppi i dubbi.
La giornata era cominciata presto per Radrizzani, Napoli e Giancaspro. Una lunga conference call tra i due imprenditori ha cercato di verificare la reale situazione debitoria del Bari. Un’analisi veloce e difficoltosa, anche alla luce del fatto che l’ultimo bilancio verificato risale al 31 marzo. C’è anche da dire che l’accesso alla documentazione relativa ai contenziosi (decine le insolvenze nei pagamenti) è avvenuta solo nel pomeriggio di ieri.
Ma proprio questa incertezza, la situazione debitoria non del tutto chiara, ha fatto allungare i tempi e aumentare i dubbi degli inglesi. Fino alle 15.35. Un bonifico proveniente da una banca sita nel Principato di Monaco era pronto per essere inviato. Sarebbero però dovute servire almeno due ore per la notifica del bonifico. Si sarebbe giunti alle 17.30, quando le banche italiane sono ormai chiuse. Sarebbe dunque stata una corsa contro il tempo persa in partenza.
Con una nota inviata nel pomeriggio, Radrizzani, presidente di Aser Group ha sottolineato che “negli ultimi giorni abbiamo valutato attentamente la possibilità di investire nel AS Bari insieme ad altri partners e investitori locali. Purtroppo il poco tempo disponibile per eseguire una due diligence dettagliata e approfondita consona ad una operazione con un alto profilo di rischio ci costringono a malincuore ad abbandonare questa idea e sfida. Auguriamo che la società possa essere salvata e restiamo disponibili a valutare future collaborazioni e investimenti”.
Il Bari ha tempo fino alle 18 per ricapitalizzare e tempo fino alle 19 per presentare entro un’ora successiva il ricorso alla Covisoc contro la mancata iscrizione in B. Dopo, se nessuno riuscirà a ricapitalizzare gli ormai celebri 3 milioni di euro, sarà davvero finita. Il Bari perderà la partecipazione al campionato professionistico e sarà condannato al fallimento e alla ripartenza dalla serie D.




















