HomeCulturaArteBari, raccontando il senso di un murattiano che non c'è quasi più

Bari, raccontando il senso di un murattiano che non c’è quasi più

Lo sguardo del telamone ti segue lungo tutto il percorso fotografico, ti scruta e ti ammonisce. Il gigante di pietra che un tempo ornava il palazzo della Gazzetta e oggi relegato nel Palazzo di Città è un po’ il simbolo dell’ultimo lavoro di Pasquale Susca e Luigi Grande, dedicato al quartiere Murat (in mostra alla Galleria Vera Arte in via Matteotti 16 fino all’8 luglio).

“Quelle due statue sono i guardiani di un quartiere che non c’è quasi più, di cui possiamo ammirare solo i relitti. Ma relitti bellissimi”, spiega Susca. Il senso è quello di portare alla luce quello che resta di un quadrilatero dove i palazzi Liberty hanno lasciato il posto ai palazzoni di nove piani, e le strade sono così strette che “per ammirare i dettagli artistici rimasti bisogna alzare lo sguardo di almeno due o tre metri”.

Più di venti scatti che regalano eternità ai marmi della Camera di Commercio, ai fregi di Palazzo Mincuzzi, alle balaustre in ferro battuto sparse tra le vie del quadrilatero, in un percorso che lascia tanto stupore quanto nostalgia.

“Se abbiamo perso parte del quartiere, la colpa non è sempre solo degli amministratori, ma della gente, che ha il dovere di controllarne l’operato”, ci tiene a dire Susca, che già pensa ad una mostra più ampia, che sveli tutto quello che agli occhi dei baresi è ancora nascosto. Non poco.

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Ida Galise
Ida Galise
laureata in Lettera Classiche, docente e giornalista pubblicista. Leggere e scrivere sono le prime cose che ha imparato da bambina, e le sembrava un peccato sottovalutarle. Vorrebbe essere onnisciente e ubiqua, ma finora non ci è ancora riuscita.

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