“Una cultura dei giovani come in questa città non l’avevo mai vista. Questo deve diventare il festival italiano più importante nella nazione”. Parla così del Bif&st, in corso a Bari fino al prossimo 9 aprile, David Grieco che ieri ha presentato la “La macchinazione”. “Qui c’è una sensibilità che mi ricorda il 1968. Una passione che gli altri Festival, come quello di Venezia, non hanno più” – ha continuato. Il film, opera prima dello scrittore, sceneggiatore e ora anche regista, è tratto dal suo stesso libro e dedicato all’amico Pier Paolo Pasolini, interpretato da Massimo Ranieri (Milena Vukotic presente ieri al Galleria di Bari ha interpretato ruolo della madre).
Si srotolano sulla pellicola gli ultimi mesi dell’artista, raccontati con la lucidità di chi lo aveva conosciuto e ci aveva collaborato; come un tarlo nella sua vita; sensibile e delicata. In pendenza tra la valle dei desideri omosessuali e il monte della saggezza dell’intellettuale che combatte la sua battaglia contro tutto e tutti. Una battaglia persa dacché Petrolio, Pasolini, non ha mai finito di scriverlo e Cefis svanì in Svizzera già nel 1977 e la P2 che proprio Pasolini, smobilitò dalle sabbie mobili in cui si era tuffata, continuò ad elaborare i suoi magheggi. Il mistero della morte di P.P.P. è raccontato senza timore, con serena convinzione.
“Non escludo di scrivere il capitolo di Petrolio che è andato perduto” ci confida Grieco. Che insistendo sul l’importanza del Festival del cinema di Bari continua: “Se questo manifestazione morisse saremmo colpevoli tutti”. Per ora è vivissima e sta regalando grandi soddisfazioni, già a partire dalle opere prime.











