Tutte le opere di un film. Dove non arriva la pazzia arriva il cinema. Dove non arriva il cinema, ci pensa la realtà. Sedute sterile al bancone di Hopper e trecce tra le corna dei cervi che sembrano gli alberi impersonificati nella rappresentazione teatrale di “Sogno di una notte di mezza estate”.
E si srotola così una pellicola di opere. Tutte in un film. La storia di una storia che assomiglia al vissuto di un super eroe, sì, quello rappresentato, sì quello “famoso”, diverso dal non talento che quei panni albergano. E quanto e banale la parola ex. Vero Michael Keaton?
Tu che torni al cinema; Batman, il migliore, arrugginito, dall’epitelio disegnato dai solchi del tempo. Ma quanta vitamina C ha reso il talento reattivo, inossidabile? Nel corridoio silenzioso alla Shining, canale vuoto, lontano dai pieni del passato glorioso da”pensona popolare, perche tu non sei un attore” riempito dal successo di una notte, una nesssuna e centomila. Le spalle dell attore, non il volto tra ripreso tra quelle pareti in perfetto stile anni ’70.
Perché il volto vero, è quello che vince; vola alto, l’uccello, la pazzia. Galvanizzato dalle luci dei riflettori hoolliwoodiani che furono e restano, dentro, esogene, fagocitate eppure sostituite dalla miserrima ombra ombra delle luci di Phantom.
Torna, corre, fugge, rientra, inseguito dalla macchina da presa come nella migliore tradizione di “NY Police Departiment”. Scene scosse ma stese come burro su una fetta di pane tostato. Per un film non per tutti, ma per sempre.











