Lo studio attento e la diffusione della musica popolare si sviluppò soprattutto alla fine degli anni ’60, muovendo dalle riflessioni dell’etnologo Ernesto De Martino, e maturò nel 1970 con la creazione della Nuova Compagnia di Canto Popolare ad opera del musicologo Roberto De Simone. Ed è indubbio che in seguito fu poi proprio la NCCP col suo successo a fare da volano e a destare l’interesse nel settore, consentendo indirettamente la formazione di numerosi gruppi musicali che estesero il loro campo di indagine alle terre che si affacciano sulle sponde del Mediterraneo. Da questo fermento è nato tutto un ricco filone di ricerca e scoperta che ha dato esiti positivi in tutti i sensi. A questo filone appartiene anche l’esperienza dei Radicanto, gruppo nato nel nostro territorio 20 anni fa dalla volontà e dalla passione di Giuseppe De Trizio (nella foto in alto).
La premessa torna utile per una precisa collocazione dell’attività dei Radicanto (radici del canto popolare), ma c’è da aggiungere nel caso dei musicisti baresi la precisa peculiarità di dare valenza anche alla gestualità e alla espressività propria del teatro. Con questi stilemi sono stati realizzati ben dieci dischi e otto rassegne “Di voce in voce”, l’ultima delle quali si è appena consumata nell’arco di tre giorni e sei concerti a Bitonto, nella cornice ideale del Teatro Traetta.
Ed ecco in apertura il marchigiano Giovanni Seneca con il suo ensemble: il progetto “Corde mediterranee” aderisce perfettamente ai principi su esposti. E’ un viaggio fantastico lungo le coste del Mare Nostrum toccando Grecia, Turchia, Spagna, Algeria e Italia del Sud, senza trascurare l’area balcanica: i vari linguaggi musicali si fondono in quella che potrebbe essere un’unica civiltà. Molto interessante la voce di Anissa Gouizi di origini algerine. I “Uaragniaun” invece sono voce della Murgia e vengono da Altamura per cantare “ancestrali storie del popolo delle pietre, le miserie e le nobiltà dei cafoni”: serenate, ballate, tarantelle, canti di lavoro e un omaggio a Matteo Salvatore. Un po’ fuori contesto è parsa la tromba di Nanni Teot, mentre il timbro vocale di Maria Moramarco, leader del gruppo, ricorda molto da vicino quello duttile e potente di Fausta Vetere della NCCP.
E arriviamo allo spettacolo più marcatamente teatrale, quello della compagnia di Molfetta il Carro dei Comici. Pantaleo Annese (nella foto a lato) ha allestito una performance in totale autogestione (testi, regia, recitazione) sulla vita impetuosa e ossessiva di Niccolò Paganini: aneddoti, donne, trasgressioni, capricci e dignitose prese di posizione irrinunciabili e coerenti. Uno spettacolo perfetto che ha avuto in Annese un autentico mattatore degno di platee ben più vaste e prestigiose, e in Marco Misciagna al violino, e Vito Vilardi alla chitarra due efficaci musicisti.
I Radicanto hanno proposto il loro ultimo lavoro discografico, “Memorie di sale”, un disco di canzoni d’autore e musiche popolari in equilibrio fra tradizione ed echi del Mediterraneo, fra passato e presente; “una musica che non smetterà mai di insegnarci il futuro”, come sostiene De Trizio. I brani originali e quelli rievocati scorrono in maniera leggera ma colta, inframmezzati dalla lettura/recitazione di momenti lirici in prosa. Un lavoro impeccabile con Maria Giaquinto, in gran spolvero, vocalist che perfeziona il canto con le sue qualità di attrice.
Domenica sera il duo salentino formato da Rachele Andrioli (voce) e Rocco Nigro (fisarmonica) ci hanno ricordato che la tradizione musicale del Salento non è solo pizzica e taranta, ormai relegate a un business quanto mai fuorviante (e degradante). Un’esibizione convincente che ha illustrato un excursus affascinante dalle coste salentine fino a quelle portoghesi, da un passato relativamente lontano alle più recenti scritture di Domenico Modugno. La chiusura è stata affidata all’Italian Klezmer Kapelye di Enrico Fink: ancora esplorazione di coste marine, in particolare quelle ebraiche, in memoria di un esodo storico molto simile a quello odierno. La lingua italiana si mescola allo yiddish e all’aramaico in una fusione che elimina ogni genere di barriere. Come dovrebbe essere nella vita di tutti i giorni!
“Imparate a ‘sentire’ la musica prima di ascoltarla” (Giuseppe De Trizio)











