HomeCulturaBitonto si è messa il vestito buono con il grande Blues

Bitonto si è messa il vestito buono con il grande Blues

Bitonto sta sempre più acquisendo un ruolo di leadership nell’area metropolitana barese in campo culturale, grazie all’intraprendenza di alcuni cittadini e alla sensibilità di una amministrazione attenta a promuovere le realtà locali. Non è un caso che il Bitonto Jazz Festival sia giunto alla XVII edizione (con la splendida esibizione di Diane Schuur), il Ta.Tarà.Tatà, festival di musica folk, sia giunto alla terza e il Bitonto Blues Festival alla quinta. Il prestigio degli artisti e la qualità della musica, offerta in concerti rigorosamente gratuiti, fungono da elementi di forte richiamo in una città accogliente ed ospitale.

  Beppe “Joe” Granieri, animatore e organizzatore del Blues Festival, può ritenersi sommamente soddisfatto dei risultati ottenuti in questi cinque anni. Anche l’ultima edizione è stata un trionfo, nonostante la pioggia di ieri sera, rivelando la kermesse come un costante punto di riferimento.

Noi abbiamo seguito la seconda serata, quella in cui si è esibito l’unico artista di colore in programma, Carlos Johnson, chitarrista di caratura internazionale. Prima di lui sono saliti sul palco due gruppi italiani: i Mafia Trunk, pugliesi, che hanno riproposto una manciata di classici con mestiere ed esperienza (torrida la chitarra di Bob Cillo), e la lombarda Ardy Blues Band di Damiano Ardito, eclettica e un po’ rockettara. Tanto quanto è bastato a riscaldare una platea timida e prudente dopo i piccoli rovesci pomeridiani.

Poi è toccato a Johnson, e con lui tutto quello che si era ascoltato prima con facile entusiasmo è improvvisamente svanito, impallidito sotto la luce della stella di prima grandezza. Il blues può essere imitato da un punto di vista formale e tecnico, ma solo la negritudine è in grado di “sentirlo”, di esprimerlo in maniera compiuta.

Carlos Johnson è un epigono di quel Chicago Blues della fine degli anni ’40 che affonda le radici nel blues del Delta del Mississippi, quando chitarra e armonica dominavano in genere su una voce cupa e introspettiva. Nativo di Chicago, il musicista (precisiamo che è mancino) ha sempre agito nel suo ambito musicale, collaborando in giro per gli U.S.A. con l’armonicista Billy Branch, la vocalist Koko Taylor e il chitarrista Frank “Son” Seals.

Nonostante una intensa attività di almeno 40 anni, il primo disco a nome suo esce solo nel 2000. Poi ci sono stati un paio di live con “The Serious Blues Band” e i “Chicago Blues Angels”: forse pochi per un bluesman capace di regalare così tante emozioni come ha fatto sul palco di Bitonto.

Il concerto è stato dedicato a Rudy Riotta, “miglior chitarrista blues europeo” secondo l’autorevole Kansas City Chronicle, scomparso a 66 anni il 3 luglio scorso (proprio due anni fa aveva chiuso il festival di Bitonto).

La piazza Cattedrale di Bitonto è da anni lo scenario naturale per concerti di tale genere, un palcoscenico dove mistico e profano riescono felicemente a dialogare; ed è gremita, sempre. Le sedie messe a disposizione non risultano mai sufficienti.

La chitarra di Johnson, dopo alcune regolazioni, regala subito sensazioni da brivido: la musica è pur sempre blues, ma sembra essere di un altro pianeta rispetto a quella ascoltata prima. E’ l’anima della cultura afroamericana che sente, che suona, che si racconta.

La voce potente di Carlos affascina quanto il suono della sua chitarra, alla maniera di B.B. King, un suono che sale dalle profondità storiche dei campi di cotone per sconfinare in tonalità contemporanee e funky. La platea si lascia trascinare piacevolmente e i piedi, le gambe, non riescono a stare fermi, per seguire incontrollate i ritmi.

La band sul palco è tutta italiana, guidata da Luca Giordano, giovane chitarrista teramano che si è fatto le ossa agendo a lungo nell’area di Chicago, dove ha frequentato numerosi bluesmen: la sua sintonia con Carlos ha del miracoloso e i duetti, gli scambi, gli stacchi sono godibilissimi, come i dialoghi serrati fra Johnson e il tastierista Fabrizio Ginoble. Da applausi a scena aperta.

E mentre nell’aria fresca certamente sorride da qualche parte il fantasma di Riotta, il concerto finisce in gloria come era giusto che fosse: con la grande festa del pubblico tutto in piedi a ballare sotto il palco. E anche se il tempo a disposizione è scaduto c’è sempre spazio per un altro bis.

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