Gli intenti di chi non gradiva la Lega Nord in Piazza Maggiore a Bologna non erano di democratica critica o costruttiva alternativa. Infatti, noi infaticabili militanti, opinionisti, politologi, semplici curiosi ed appassionati, non ci siamo mai armati con qualcosa di più contundente di una penna o di una macchina fotografica. Sassi, molotov, bombe carta, scritte di ogni tipo per i muri della città: “Salvini topo di fogna, vattene da Bologna”; “Ricordati come è finita l’ultima volta” (A Bologna durante una visita in un campo rom gli ruppero il lunotto posteriore della macchina lo scorso 2014, nda); E giù ancora con slogan sempre più pesanti e volgari che ometto di ripetere, anche di violento vitupero nei confronti delle forze dell’ordine.
E questa Domenica 8 Novembre 2015 c’era perfino chi ha tentato di sabotare le linee dell’alta velocità Roma – Bologna, per ostacolare gli arrivi dalla Capitale. E invece alle ore 12.00 in punto, ha preso corpo quella che da tutti è vista come la reunion del centro-destra. Con una grande grande novità, non è stata indetta, ideata, organizzata, promossa e riempita da Silvio Berlusconi.
Infatti s’è vero che la manifestazione ha visto protagonisti i tre leader di Forza Italia, Lega Nord – Noi con Salvini, e Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni, è anche vero che le titubanze e le resistenze del Cavaliere (o più prettamente del suo entourage) nei scorsi giorni circa la partecipazione all’evento sono state tribolanti. “Vengo, non vengo, mando una delegazione”, una paranoia continua placata dalla telefonata-accordo tra il Matteo padano e Silvio.
I 150.000 (dati della Prefettura) accorsi alle spalle del “Dio Nettuno”, hanno adornato con grande calore gli interventi della Meloni e, ovviamente, del loro Capitano. Ma qualcosa è andato storto con Berlusconi. Forza Italia in Piazza ha portato pochissimi militanti e probabilmente, lo stuolo di Parlamentari era più folto della claque che lo sosteneva. Giuliano Ferrara ai microfoni di Radio24 c’aveva visto lungo: “Se Berlusconi partecipa alla Manifestazione di Salvini la sua parabola politica può ritenersi conclusa.”
Fischi, insulti, pochissimi applausi, un intervento forse sbagliato nei tempi, troppo lungo, e l’irritazione della folla era agghiacciante per colui che ha domato 20 anni la scena. Al siparietto delle domande, solito del Cav. Nelle sue uscite pubbliche, come ad esempio: “Volete che il primo punto del programma sia l’abolizione dell’Imu?” Le risposte erano: “Matteo, Matteo”; “Basta!, non è la tua piazza”, e via scorrendo.
Da tutto ciò si conferma la leadership dominante che oramai esprime il Carroccio in questo Universo frammentato e ancora frastagliato, che una volta veniva chiamato il “Polo della libertà”.
Ma avere espugnato un simbolo tipicamente partigiano, avere “profanato” tra le proteste un suolo che i centri sociali reclamavano: “Essere nostro” ha significato qualcosa di più che un semplice evento. Qui si sta scrivendo la storia dell’era post berlusconiana, le radici di una nuova stagione delle opposizioni che vuole superare gli autunni della minoranza parlamentare.
Il Ministro degli Interni Angelino Alfano, toccato dagli anatemi che Salvini non ha risparmiato di lanciare sul suo operato, ha affermato: “E’ un incolto, ignorante, quaquaraquà”. Insomma, gli dà dell’asino, ma nel frattempo Matteo s’è goduto le “Torri degli Asinelli”.











