HomeCronaca35 braccianti romeni come schiavi. Due arresti dei Carabinieri a Ginosa

35 braccianti romeni come schiavi. Due arresti dei Carabinieri a Ginosa

Cinque minuti per farsi la doccia, poche ore per dormire su una brandina, si mangia nei ritagli di tempo un boccone veloce e poi a lavorare. Come animali. Peggio degli animali. Come veri e propri schiavi. I carabinieri della stazione di Marina di Ginosa (Taranto) e del Nucleo Ispettorato del Lavoro (Nil) del capoluogo ionico hanno, questa mattina, eseguito una misura cautelare in carcere nei confronti del titolare di un’impresa agricola e di un suo collaboratore che avrebbe agito da ‘caporale’ per il reclutamento e il trasporto dei braccianti.

A spiegare ai media i particolari dell’indagine è stato il colonnello Andrea Intermite (nella foto), comandante provinciale carabinieri di Taranto, commentando l’arresto di un 43enne imprenditore di Ginosa e del suo ‘caporale’, un 25enne romeno.

I capi d’accusa sono pesanti: si va dall’intermediazione illecita di manodopera allo sfruttamento del lavoro, minacce e percosse in danno a 35 lavoratori, tutti di nazionalità romena che, secondo la ricostruzione e le indagini dei Carabinieri, erano costretti a lavorare in una azienda di coltivazione e confezionamento di insalata di Ginosa Marina in condizioni di lavoro inumane: quattro euro l’ora di paga, con 17 ore di lavoro al giorno, tutti i giorni, ed un alloggio (per cui dovevano pagare il caporale) senza alcuna misura igienica: un casolare isolato messo a disposizione dal loro “datore di lavoro” senza possibilità di contatti con l’esterno.

Alla fine del mese ai lavoratori non restavano che 200 euro circa. L’indagine è partita nel febbraio scorso dopo la denuncia presentata, con il supporto della Flai Cgil e della segreteria Cgil di Taranto, da cinque romeni (tre uomini e due donne), abbandonati da uno dei loro aguzzini davanti al terminal bus di Porta Napoli. I braccianti hanno così raccontato la loro odissea.

Nel corso dell’ispezione è stata rinvenuta una contabilità parallela portata avanti dai due destinatari delle misure restrittive. L’attività investigativa ha permesso di accertare l’esistenza di un “sistema consolidato di sfruttamento” dei lavoratori, relegati a poco più del rango di schiavi.

Ai due uomini è stata notificata una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Giuseppe Tommasino su richiesta del sostituto procuratore Giorgia Villa.

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Redazione
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