HomeCulturaBrunori Sas, al Demodé l'ultimo dei cantautori

Brunori Sas, al Demodé l’ultimo dei cantautori

Tutto esaurito ieri sera, venerdì 31 marzo, al Demodé di Modugno per la tappa pugliese dell’ultimo tour di Brunori Sas. A casa tutto bene, quarto e ultimo lavoro in studio del cantautore calabrese, ha definitivamente sdoganato i suoi versi semplici e carichi di amara ironia ad un pubblico più ampio. L’obiettivo di raggiungere la casalinga di Voghera, come raccontato ai nostri microfoni solo 12 mesi fa, sembra per lui finalmente alla portata.

4 album e tanti chilometri separano il Dario Brunori degli inizi, approdato in furgoncino anche nello storico circolo ARCI37 di Giovinazzo qualche anno fa, e quello di oggi, osannato dal pubblico del Demodé, citato dall’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi e condiviso dal popolo dei social come fosse un novello Jim Morrison.

Eppure l’artista cosentino non ha perso la sua carica autoironica, con cui rifugge al ruolo di guru che il successo dell’ultimo lavoro gli sta appiccicando addosso. “Questa è l’unica canzone che ho scritto davvero”, scherza Brunori prima di attaccare le prime note di Il costume da torero, balzata agli onori della cronaca quando le sue parole – “Non sarò mai abbastanza cinico da smettere di credere che il mondo possa essere migliore di così” – sono state scelte da Matteo Renzi per chiudere la scorsa convention del Partito Democratico a Torino.

La stessa verve autoironica emerge nel pezzo più acclamato di tutta la serata. In Canzone contro la paura, Brunori presta le sue parole a quanti, anche in un recente passato, hanno bersagliato la sua produzione musicale tacciandola per poco profonda, poco ardita e poco cantautorale. Il brano, simbolicamente, rappresenta una sorta di spartiacque fra le canzoni leggere dei primi dischi, concentrate sugli amori e sui dolori della vita quotidiana, e il Brunori di A casa tutto bene. Oggi l’artista pare più propenso a spingere il suo sguardo sui malesseri della società contemporanea: nel dramma degli immigrati (L’uomo nero), nell’impoverimento culturale (Sabato bestiale) e nel basso spirito di partecipazione e condivisione degli spazi pubblici, spesso minacciati dall’omertà dilagante (Don Abbondio).

Un salto che lo distacca dall’etichette che anche nel recente passato l’hanno bollato come semplice clone di Rino Gaetano, per timbro, stile e immediatezza poetica. Il Brunori di oggi è frutto della rivisitazione in chiave moderna dell’intera tradizione cantautorale degli anni ’70: uno storyteller che ha abbracciato la causa dei precari, degli emarginati e della riserva indiana di quanti combattono, giorno dopo giorno, all’annacquamento di curiosità e spirito d’osservazione in ogni ambito sociale e culturale.

(foto Giancarla Trizio)

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Lino Castrovilli
Lino Castrovilli
Laureato in Scienze della comunicazione, vive una condizione mentale-lavorativa a suo dire schizofrenica: cerca con insistenza di unire in un’unica professionalità il suo amore per il web e la scrittura. Ama la Puglia e per questo, nonostante le difficoltà ha deciso di restare qui.

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